Immigrazione di primavera

Dina Galano

FLUSSI. E' in preparazione il decreto della presidenza del Consiglio che regola gli ingressi dei lavoratori extracomunitari per il 2010. Una misura che arriverà comunque in ritardo, mettendo a rischio l’economia agricola e l’attività stagionale

Gli alberi sono in fiore e le piante si preparano a dare frutti. È la primavera che bussa alle porte, il governo non può tardare oltre sui tempi. Perché, come stanno ripetendo a gran voce le associazioni di agricoltori e imprenditori rurali, serve manodopera nei campi e nelle aziende. Servono immigrati, dunque, disposti a lavorare per la stagione. Prime indiscrezioni sostengono che la presidenza del Consiglio sia pronta a emanare il tanto atteso decreto flussi, che dovrebbe essere firmato entro la fine della settimana.
 
Riguarderebbe l’ingresso di 80mila lavoratori soltanto, quelli che ieri la Cia (Confederazione italiana agricoltori) è tornata a chiedere per venire in aiuto dei tanti produttori che già «provengono da un anno critico e hanno bisogno di avere certezze almeno sul fronte della manodopera, visto che sul fronte dei costi il governo continua a non dare alcuna risposta». Ma pretendono anche «tempi certi e procedure semplificate» che costituirebbero «la risposta più seria che un governo che dichiara di voler contrastare il lavoro irregolare deve saper dare».
 
Con toni preoccupati, dunque, il mondo dell’agricoltura attende il decreto che tradizione vuole sia emanato in via ministeriale e transitoria. Il 2009 ha conosciuto un unico provvedimento, per i soli lavoratori stagionali, che ha aperto la frontiera a 80mila persone provenienti da quei Paesi con i quali erano stata conclusi specifici accordi di cooperazione: dagli Stati dei Balcani a quelli dell’Africa mediterranea. Per il resto, vale a dire per tutta la schiera di lavoratori da impiegare in settori diversi da quello agricolo stagionale, nel 2009 non si sono avute quote. L’inadempimento poteva trasformarsi in un pericoloso boomerang per l’economia nazionale, perché il Testo unico immigrazione prevede che, in linea di continuità, ogni decreto flussi sia costruito sulla base delle disposizioni prese l’anno precedente.
 
L’empasse è stato scongiurato nel milleproroghe entrato in vigore a fine febbraio di quest’anno: dal Testo unico immigrazione che richiede di prendere in riferimento le quote stabilite nell’anno precedente, il nuovo decreto flussi potrà guardare alle «quote stabilite nell’ultimo decreto emanato», dunque quello del 2008. Non stupisce, così, che il Viminale abbia anticipato al Sole24 ore che «il decreto ricalcherà grosso modo quello del 2008», con numeri che dovrebbero attestarsi intorno ai 150mila ingressi.
 
Anche perché l’ultimo documento programmatico (di durata triennale, come prevede originariamente la normativa), che ha riguardato l’ingresso regolare di lavoratori stranieri, risale al periodo 2004-2006. Di questo passo, con ampliamenti ad hoc effettuati in via transitoria, il danno maggiore lo registrano i produttori impossibilitati a ragionare nel medio termine. E la raccolta ogni anno è esposta a rischi ulteriori a quelli fisiologicamente dovuti imprevedibilità dei cicli della natura.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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