Insediamento con sisma

Andrea Fagioli da Santiago
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CILE. Mentre a Valparaiso si svolgeva la nomina ufficiale del nuovo presidente Sebastian Pinera, un terremoto di magnitudo 7,2 della scala Richter, seguito da altre due scosse di notevole intensità (6,9 e 6), ha fatto ripiombare nel panico gli abitanti delle zone distrutte dal sisma del 27 febbraio e alla fine della cerimonia il Parlamento è stato evacuato per l’allarme tsunami.

La terra sembra non rassegnarsi al “cambio de mando” in Cile. Mentre a Valparaiso il presidente del Senato, Jorge Pizarro, stava nominando ufficialmente Sebastian Pinera nuovo presidente del Paese latinoamericano, una terremoto di magnitudo 7,2 della scala Richter, seguito da altre due scosse di notevole intensità (6,9 e 6) hanno fatto ripiombare nel panico gli abitanti delle zone distrutte dal sisma del 27 febbraio e alla fine della cerimonia il Parlamento, che si trova a poche decine di metri dal mare, è stato evacuato per l’allarme tsunami.
 
L’epicentro è stato localizzato nelle regione del Libertador Bernardo O’Higgins, sesta regione, a circa 150 chilometri a sud di Santiago. Le televisioni hanno immediatamente interrotto la diretta dal parlamento di Valparaiso per mostrare le immagini della popolazione delle città più colpite che si riversava per strada. Il sisma si è sentito in tutto il Paese, ma non ci sono notizie di danni o feriti. Il dipartimento di idrografia e oceanografia della Marina, Shoa, e la Onemi, la protezione civile cilena, hanno immediatamente diffuso un comunicato in cui avvertono che il sisma ha caratteristiche tali da poter generare uno tsunami lungo i quasi 1.500 chilometri di costa che vanno dalla quarta alla decima regione e hanno invitato i cittadini a salire in altura fino a che l’allarme non sarà cessato.
 
Secondo alcuni istituti di geofisica statunitensi il rischio di un maremoto non sarebbe reale, ma le autorità cilene non possono permettersi altri errori dopo che la notte del 27 febbraio avevano chiesto di restare tranquilli agli abitanti delle zone che sono stati poi flagellate dalle onde anomale. Nei giorni successivi al sisma, Shoa e Onemi si erano rimpallati le responsabilità ed erano circolate storie al limite del grottesco, come che il fax di allerta mandato dalla Marina alla Onemi non fosse leggibile per problemi del toner del fax di quest’ultima. L’unica testa saltata fino a questo momento è stata però quella del direttore dello Shoa, Mariano Rojas, segno che la Marina al proprio interno ha cominciato a individuare le responsabilità.
 
Difficile immaginare ora che il nuovo governo non cambi la classe dirigente, anche se tra le priorità, dettate dall’emergenza terremoto, secondo l’elettorato più che la prevenzione c’è la ripresa dell’economia. Per questo dal nuovo presidente, ex uomo d’affari di successo, ci aspetta che  settori chiave penalizzati dal sisma, come quello turistico,  vinicolo e della pesca, possano riprendersi dagli enormi danni. 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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