Io astensionista, scelgo i Verdi
ELEZIONI. «Sono un ciclista, un cicloattivista. Vedo gente ringhiosa per strada e vedo ringhiare i nostri rappresentanti».
Esiste un legame diretto tra la violenza del traffico e la totale mancanza di etica nella nostra società. Si chiama disprezzo dell’altro e delle regole. Le vicende politiche di questi giorni, e anzi di questi anni, ne sono un esempio lampante. Per moltissimi anni sono stato un astensionista, e invece adesso mi candido nelle liste dei Verdi per il Lazio. Come può un convinto astensionista fare questo salto mortale?
Basta guardarsi intorno. Non esiste momento della giornata in cui non ci si renda conto che così proprio non va. Io sono un ciclista, sono un cicloattivista, faccio bici, scrivo di bici e quasi secerno biciclette. Nella mia ricerca di un tipo completamente differente di vita in città ho preso la bicicletta come bandiera concreta di un agire e muoversi diversi. Ciò che si svolge per strada è lo specchio di “chi” siamo, e di quali siano le “nostre” abitudini. Vedo gente ringhiosa per strada, e vedo ringhiare i nostri rappresentanti. Vedo la prevaricazione dei pesanti sui leggeri lungo la strada, e vedo raìs riuniti per bande fare strame di ogni regola, fosse anche il regolamento di condominio: e ciò per il loro comodo, al pari di coloro che comprano il Suv perché così hanno più spazio e sono più in alto. E gli altri possono andare a quel paese.
Questa è l’ennesima rilevazione delle morti in strada (dati Polstrada): «E' di 23 morti il bilancio degli incidenti stradali del fine settimana. Delle 23 vittime 9 avevano un’età inferiore ai 30 anni. In particolare: il 23% circa dei sinistri mortali è derivato da perdita di controllo del veicolo da parte del conducente; gli incidenti mortali con coinvolgimento di veicoli a due ruote sono stati 3, pari al 14% circa del totale; quelli verificatisi nella fascia oraria 22-06 sono stati 10 con 11 morti». Vengono ancora chiamati incidenti, io la chiamo percentuale anelastica di morti sacrificati alla mancanza di logica personale e collettiva.
Un sistema che mangia i propri figli non è più accettabile.
La stessa mancanza di logica che ancora non ci fa scattare il necessario collegamento tra la pappa indigesta eppure buonissima che ci scodella il berlusconismo da ormai vent’anni, e lo sfarinamento di ogni socialità decente. Auto e tv sono i più potenti solventi del collante sociale che io conosca: separano, allontanano, e nel caso delle vetture rendono i nostri vicini di strada degli obiettivi nemici. Viviamo in città devastate dall’incuria, e un unico Dio, il mercato, compie incursioni ormai anche dentro le nostre teste. Il nostro ambiente naturale comprende le città, e un ecologista questo dovrebbe ricordarlo sempre.
Ho scelto la bicicletta come scudo all’idiozia dei tempi e alla violenza dei tempi e la voglio proporre in ogni occasione, anche dentro un Consiglio regionale. Un andare innocuo e affabile, nel segno della decrescita felice che il mai abbastanza compianto Alex Langer ci ha insegnato in tempi che sembravano grigi e che invece sono aurei, in confronto all’oggi. Un simbolo pratico, concreto, di ciò che possiamo fare non solo per le nostre città ma anche per i nostri figli, che prima ancora di non trovare lavoro e casa (problemi enormi la cui soluzione lascio ad altri più bravi di me in questi ambiti) potrebbero essere schiacciati da un altro essere umano che per spostare 70 chili compra e guida un carro da 2.000. In perfetta solitudine e nel raggio dei 10 km.
Ho scelto di candidarmi con i Verdi per una serie di motivi: il primo è che Angelo Bonelli me l’ha chiesto in maniera cortese e serena, cosa che in un leader politico lascia un po’ sorpresi; un altro è che i Verdi hanno passato così tante disavventure e preso così tanti schiaffi nel corso degli anni che adesso, spero, hanno ritrovato la necessaria sensibilità che un praticante della decrescita come me non può fare a meno di cercare attivamente e costantemente.
Ma il motivo vero, che mi convince a lottare anche attraverso i meccanismi della delega oltre alla pratica dell’azione diretta, è che questo luogo amorfo chiamato Italia sta diventando rapidamente pericoloso e serve l’impegno di tutti per evitare il peggio.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.








Commenti
rotafixa candidato
Beh, considero importante questa candidatura. E sto facendo un pensierino a votare questo ciclista che si è temporaneamente prestato alla politica per degli ideali, cosa difficile di questi tempi bui per questa Italietta da strapazzo.
http://blog.libero.it/rigitans