Italtel, 400 esuberi. «Colpa di Telecom»

Rossella Anitori
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LAVORO. Il principale cliente del gruppo ha ridotto inaspettatamente le commesse e il piano concordato è saltato. Sindacati e azienda discuteranno oggi del destino dei lavoratori.

In ballo ci sono 400 posti di lavoro. È previsto per oggi l’incontro tra i vertici dell’Italtel e i sindacati al ministero del Lavoro per decidere della procedura di cassa integrazione straordinaria a zero ore aperta dall’azienda specializzata nella produzione di sistemi per le telecomunicazioni. Il piano industriale, concordato con i sindacati a giugno del 2009, è saltato: 1200 contratti di solidarietà e 90 lavoratori in mobilità volontaria non sono abbastanza. L’azienda ha annunciato ulteriori 400 esuberi.
 
«Siamo stati costretti a rimettere mano al piano industriale - fa sapere l’Italtel -. C’è stata una riduzione imprevista del fatturato atteso da parte di uno dei nostri principali clienti». Ma i lavoratori non ci stanno. Da Milano a Palermo ieri hanno incrociato le braccia e per protestare contro l’ennesimo taglio all’organico: hanno sfilato in corteo a Settimo milanese per poi occupare la sede del centro direzionale del gruppo. «Non è la prima volta che la Telecom si tira indietro - spiega Agostin Breda, responsabile nazionale Fiom del settore installazioni -. Nel 2009 ha investito 50 milioni di euro in meno del previsto, 50 in meno anche per il 2010 e addirittura 100 per il 2011».
 
L’azienda rilancia quindi, e propone 400 esuberi in più rispetto all’accordo precedente. Ma il sindacato ritiene qualsiasi forma di licenziamento o di cassa integrazione a zero ore «inaccettabile» perché incompatibile con i contratti di solidarietà. «Bisogna salvaguardare l’occupazione - dice Breda - in modo tale che quando ripartiranno gli investimenti saranno tutti al lavoro, altrimenti le professionalità verranno perse». Il sindacato ha da tempo ribadito che non sottoscriverà mai un accordo che preveda la cassa integrazione straordinaria a zero ore, ma chiede una pluralità di interventi che vanno dall’estensione dei contratti di solidarietà alla riduzione generale degli stipendi, dei consulenti, agli esodi incentivati, alla mobilità interna. Dei 400 esuberi, 100 sono previsti a Roma, 70 a Palermo e il resto a Milano.
 
«D’altro canto - dicono dall’Italtel - l’azienda non deve mantenere una sua operatività, una capacità di rispondere al cliente» ed estendere il contratto di solidarietà a un numero elevato di lavoratori creerebbe qualche problema. L’Italtel fa sapere che «si auspica di trovare un incontro con i sindacati». Entro «domani» però, ha comunicato ieri. Perché la procedura di cassa integrazione straordinaria aperta dall’azienda scade oggi, e alla richiesta congiunta della Rsu di Carini (Palermo) e del ministero di sospendere la scadenza, l’Italtel non si è detta disposta a rimandare.
 
«Il livello degli investimenti della Telecom è inadeguato. Non è in linea con quello che è avvenuto nel passato, né con le esigenze attuali. La rete è messa male ma, la Telecom,  vuoi perché è oltremodo indebitata, vuoi per gli scontri sociali al suo interno, non intende investire un euro. Poi c’è la questione con il governo: il ministero dello Sviluppo economico ha promesso più volte investimenti sulla banda larga, ma in pratica non si è mosso nulla. Sono due anni che non si investe e questo ovviamente ha ripercussioni su tutto l’apparato».  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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