L’allegra Victoria
TV. La televisione si può fare prescindendo dal cervello di chi la guarda. è come guidare: dopo un po’ lo fai senza pensarci. Anche meglio del sesso: non ti viene il fiatone.
Fino a oggi abbiamo vissuto felici, sapendo gestire le certezze della vita: la morte, le tasse per i poveri e il pupazzo di Berlusconi simile a Ercolinosemprempiedi. Con felicità aggiungiamo a queste una nuova certezza: la televisione si può fare prescindendo dal cervello di chi la guarda. è come guidare: dopo un po’ lo fai senza pensarci. Anche meglio del sesso: non ti viene il fiatone. Insomma in questa nuova rubrica ci si impegna a trovare qualcosa di buono da dire sulla televisione e su chi la fa.
La televisione vive di vita propria: se no, non c’è altra spiegazione. Non si spiega la nascita di certi personaggi, il loro svilupparsi e il loro non andarsene mai. Inutilmente si inventano curricula e storie false per giustificarne l’esistenza. Dice: la condizione umana è morale perché libera. Bello, vieni a dirmelo dal martedì al venerdì sera, in seconda serata su La7. Finisce l’inverno e torna Victoria Cabello, la piccola fata dei ghiacci che fa sì che l’inverno televisivo non finisca mai. Si tratta sicuramente di un programma destinato ai giovani, non c’è dubbio: nonostante l’impegno profuso non se ne ricorda un passaggio.
C’è solo un tono forzatamente allegro, giovanile appunto. Un tempo si sarebbe detto parrocchiale, con la brava catechista che presenta la festicciola patronale facendo il verso a qualcuno. Mancano le imitazioni ma, naturalmente, si fa per dire che mancano. Potrebbe essere la figlia di Costanzo ma con diversi problemi tricologici. Invece si apprezza lo sforzo di diventare personaggio che graffia, che buca il video: la frangettina, i polpaccini inerpicati sui tacchi da dodici, i vezzi, le mossettine e i cachinni (non è un insulto, è un temine latino tramandatoci da Dante e in uso in teatro). Lo sforzo che ha caratterizzato il primo periodo di Dj Francesco e, diciamocelo, anche il primo di Jovanotti. Risparmieremo gli altri: mestieranti che si buscano la pagnotta.
Resta la domanda di fondo: ma perché è qua? Una domanda devastante che azzera parecchio della programmazione televisiva. Viene alla mente il sociologo di turno (quando ancora si tentava di trovare un perché alle cose e si pensava che la Ragione potesse avere un suo perché) che davanti al primo periodo di Frizzi disse: «Piace perché è consolatorio. La gente si dice: se ce l’ha fatta uno così. allora io…» Bisogna dire che il Grande Fratello una cosa buona ce l’ha: la semplicità del suo messaggio. Insomma non hanno bisogno di giustificarsi, stanno là perché hanno una quinta di seno e un allure che lascia niente al platonico.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







