L’esempio della fattoria dei ragazzi “fuori di zucca”

Pietro Nardiello
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BUONA POLITICA. L’area dell’ex Ospedale psichiatrico di Aversa è stata trasformata in un orto sociale che produce prodotti agricoli. Si tratta di quattro ettari e mezzo dove concretamente si pensa a costruire una società diversa che poggi sull’economia solidale. C’è anche un accogliente ristorante. Giuliano Ciano, presidente della Cooperativa, spiega contenuti e motivazioni del progetto: «Abbiamo coinvolto attivamente persone con svantaggi psichico-sociali».

 
Un tempo era la Città Normanna. Adesso, invece, quella nobile architettura pare sia affogata in un disordine urbanistico del quale sembrano essere prigionieri anche i suoi abitanti. La topografia dei luoghi si è dissolta, smarrita, perché soffocata tra volumetrie di cemento che hanno voracemente fagocitato l’identità di questi luoghi. Anche l’area del Parco della Maddalena ad Aversa, che fino alla fine degli anni Ottanta ha ospitato l’Ospedale psichiatrico, è ancora oggi un corpo estraneo alla città: un non luogo la cui soglia demarca un confine con un mondo ai più sconosciuto e raccapricciante. Qui si facevano affluire i pellagrosi, gli epilettici, i malnutriti e i deleritti, nascondendo così agli occhi della società borghese povertà, marginalità e miseria. Poi, come se non bastasse, ci si mise di mezzo anche il fascismo che, con le sue politiche, determinò il blocco verso le innovazioni terapeutiche che il resto d’Europa andava mettendo in atto.
 
Il manicomio di Aversa divenne un luogo sovraffollato, dalle condizioni igieniche precarie dove risultava impossibile seguire con professionalità tutti i pazienti. Negli anni Sessanta si determina poi, un cambiamento radicale nella concezione della malattia nervosa, mentre il complesso di Santa Maria Maddalena si realizzerà attraverso un processo lento e progressivo che terminerà solo nel 1999. Adesso in quei 21 ettari oltre al Centro studi, costituito nel 2000 per volontà proprio dell’Asl CE/2, ha sede una fattoria sociale che i fondatori hanno voluto provocatoriamente chiamare “Fuori di Zucca”. «Si tratta di un progetto - ci dice Giuliano Ciano, il presidente della cooperativa - nato in un luogo simbolo di malattia e sofferenza con il quale, in breve tempo, abbiamo coinvolto attivamente persone con svantaggi psichicosociali, le quali, a causa delle condizioni di disagio, non hanno avuto accesso al mondo del lavoro o se ne sono allontanate, trovando forti difficoltà a rientrarvi ». Quattro ettari e mezzo dove concretamente si pensa a costruire una società diversa che poggi, finalmente, le proprie fondamenta sull’economia sociale.
 
«La nostra esperienza - prosegue Ciano - viene da lontano, dal 1998, quando con il progetto “Un Fiore per la vita” ci dedicammo al vivaismo e ai servizi di giardinaggio. Si trattava di un progetto Asi condotto in collaborazione con il centro di salute mentale dell’Asl di Napoli. In questo modo ci orientammo a favorire l’inserimento lavorativo soprattutto per ex tossico dipendenti avviando, così, anche numerosi percorsi di detenzione alternativi al carcere». Dopo qualche anno, grazie a un finanziamento concesso dagli Assessorati alle politiche sociali e all’agricoltura della Regione Campania, i ragazzi della cooperativa “Millepiedi” e quelli di “Un Fiore per la vita” costituiscono una Fattoria Didattica. Si rimboccano le maniche e individuano il luogo fisico dove svolgere le attività in quell’area di quattro ettari e mezzo all’interno del Parco della Maddalena, proprio lì dove un tempo c’erano “i pazzi”.
 
«Quando abbiamo fatto il sopralluogo - racconta Giuliano - le strutture si trovavano in un stato di drammatico abbandono e il bosco era diventato una giungla ». Ma i ragazzi non si tirarono indietro e per abbattere i costi tutti iniziarono a svolgere ogni tipo di lavoro manuale, (sarebbe risultato troppo oneroso appaltarli a strutture esterne). C’è chi potava le erbacce, chi rimetteva a posto gli infissi, altri gli intonaci e così pian piano la casetta dove si preparavano i pasti per “i matti” è diventato un luogo accogliente, caloroso e colorato. I piccoli viali di accesso sono stati sterrati e i terreni coltivati. La ristrutturazione ha avuto un costo, 70mila euro, che la cooperativa ha racimolato, in parte, accendendo un mutuo agevolato al quale bisogna aggiungere 1.200 euro di fitto mensile da pagare proprio all’Asl di Caserta.
 
Quattro aree da visitare
Finalmente il taglio del nastro, la fattoria viene suddivisa in quattro aree: quella dedicata all’agricoltura, dove il prodotto pronto viene anche trasformato in simpatiche confetture, quella didatticoricreativa per lo più aperta alle scolaresche alle quali si offre un contatto diretto con la campagna stimolando, nello stesso tempo, un corretto approccio al consumo consapevole. C’è poi quello della ristorazione con una cucina diretta dallo chef Luigi che col tempo, dopo aver abbandonato le sostanze stupefacenti, è riuscito a riscoprire l’amore per gli antichi sapori che si diverte anche a rielaborare. Alla fattoria si può anche pranzare, ovviamente solo prenotando e assicurando un numero minimo di commensali per spendere non oltre i 25 euro.
 
Quali sono i risultati ottenuti, lo chiediamo a Giuliano Ciano: «Senz’altro soddisfacenti sia da un punto di vista economico che sociale. Abbiamo assunto definitivamente due ragazzi. Vorremmo fare di più, ma non possiamo permetterci di sforare con gli investimenti e quando siamo costretti a offrire solo qualche contratto a termine ci sentiamo un po’ colpevoli, come se fossimo anche noi una struttura che crea precariato». Eppure dovrebbero essere altri a rispondere a questi sensi di colpa perché in zone come questa si vive una crisi occupazionale profonda: oltre il 40% della popolazione risulta non occupato, mentre in tanti, giunti all’età di circa 40 anni, compiono i primi passi nel mondo del lavoro.
 
«Abbiamo creato - prosegue Ciano - anche una rete di produttori del territorio dove ognuno si è impegnato ad acquistare dall’altro e tutto nel rispetto dei diritti dei lavoratori, applicando tecniche naturali e offrendo, comunque, prezzi corretti per il consumatore». Nel frattempo, però, nonostante i buoni risultati siete rimasti soli a compiere questo percorso? E i vostri partners? «La Fondazione Peppino Vismara è sempre al nostro fianco mentre l’Asl, dopo il commissariamento avvenuto in Campania per cercare di dare una risposta ai numerosi debiti, e che ha visto l’accorpamento di queste strutture, si limita a compiere solo quegli atti ordinari e noi, purtroppo, così come tantissime cooperative non abbiamo nessun referente con il quale poterci confrontare». Come mai?
 
«Questi progetti sociali non offrono un pacchetto di voti ma solo un po’ di pubblicità quando si compie il taglio del nastro. Spente le telecamere tutti fuggono e noi ci ritroviamo ad affrontare tutti i problemi della quotidianità che invece dovremmo discutere insieme ai grandi partners». Le sorprese, però, non mancano perché i ragazzi della Fattoria offrono anche la spesa a domicilio. Per chi vuole acquistare i prodotti dell’area agricola, rigorosamente di stagione, è possibile farlo collegandosi al sito www.fattoriafuoridizucca. it e prenotare la propria spesa che verrà recapitata, settimanalmente, in punti di distribuzione indicati dai gruppi di acquisto solidali a cui fa capo un referente del territorio. Si tratta di un mercato competitivo, biologico e che incentiva il consumo critico delle famiglie le quali si sentiranno, così, protagoniste e sostenitrici di progetti che potranno offrire un reinserimento lavorativo ad altri ragazzi perché un mondo diverso è possibile pensarlo e costruirlo.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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