La candida prova video e quello zio un po’ suino

Alessio Nannini
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CALCIO. Tra Serie A e B sono quattro gli squalificati per la nuova regola contro la blasfemia. Protagoniste le telecamere che leggono il labiale: una norma “a discrezione del regista”.

 
Domenico Di Carlo come Massimo Scattarella del “Grande Fratello”. L’allenatore del Chievo è stato la prima vittima della nuova regola che sancisce l’espulsione e la squalifica dal prato di gioco per bestemmia. Con lui, ha trovato simile destino Davide Lanzafame del Parma: entrambi sono stati sorpresi dagli uomini della Procura federale a pronunciare il nome invano, ed entrambi hanno ottenuto un turno di fermo. Stesso discorso, solo che nella serie cadetta, anche per il portiere Vincenzo Sicignano, che rientrando negli spogliatoi si è lasciato andare alla blasfemia, e Giuseppe Scurto. Particolare il caso di quest’ultimo, poiché pizzicato dalla telecamera e non da un giudice in campo.
 
Ecco cosa riporta il referto del difensore della Triestina: «Dolorante al suolo dopo avere subito un fallo, proferiva un’espressione blasfema (la lettura del labiale esclude ogni ragionevole incertezza) ». Curioso che la prova televisiva abbia punito un giocatore appartenente all’unica squadra fra i professionisti che ha tra i dipendenti un consulente etico, che peraltro è un sacerdote. «Non dovrebbe succedere - ha spiegato costui, don Ettore Malnati - ma in certe situazioni, magari di forte stress, può capitare. Però non criminalizziamo questi ragazzi». L’indulgenza del maestro di vita. Decisamente meglio è andata a Michele Marcolini. Espulso dall’arbitro per un fallo, il centrocampista clivense ha poi proferito parole ingiuriose che alla moviola sono state individuate come non riferibili a entità ultraterrena bensì a un non precisato signor Diaz.
 
Che sia il noto generale Armando o Ramon, argentino già giocatore interista, non è chiaro; e intervistato a riguardo Marcolini non ha sciolto le riserve, piuttosto ha detto la sua opinione in merito al discutibile provvedimento voluto dal candido Gianni Petrucci, presidente del Coni: «Sono d’accordo anch’io che non si debba bestemmiare e che dobbiamo dare l’esempio. Ma se si va anche a leggere il labiale di un giocatore a terra infortunato non è più finita». Infatti. Anche perché lo squalificato Scurto sostiene di avercela avuta con lo zio, e non con Dio. Storia vecchia, anzi simile a quella di Gigi Buffon che, qualche settimana fa, dopo una papera contro il Genoa, sostenne di avere inveito contro uno zio un po’ porcellino. Si salvò perché la regola non era aNcora in vigore.
 
Ma sul pio provvedimento restano molti dubbi: la blasfemia è ritenuta tale solo se riferita alla mistica cristiana o si estende a ogni religione? E per i giocatori stranieri il cui turpiloquio avviene con una lingua diversa dall’italiano? Inoltre c’è la questione relativa alle immagini. Bene aver fede nelle orecchie dell’arbitro, ma quando la Lega si affida alla prova “di piena garanzia tecnica e documentale”, cioè la prova televisiva, il criterio dell’uguaglianza delle regola decade. Gli stadi più grandi e di club più importanti hanno una copertura di immagini maggiore e dedicano ai giocatori molte più riprese rispetto a strutture più piccole. Lo spettacolo da migliore si traduce così in più castigatore. Poi c’è la discrezionalità del regista, che può decidere o meno se indugiare su un dettaglio o cambiare inquadratura. In questo senso la Federcalcio non ha pensato a disciplinare quanto a punire.
 

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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