La cosca del Ponte
'NDRANGHETA. Conquistare la piana di Gioa Tauro per arrivare in anticipo al controllo dei cantieri del ponte sullo Stretto. Era il progetto del boss Rocco Mole’, ucciso in un agguato nel febbraio del 2008.
Conquistare la piana di Gioa Tauro per arrivare in anticipo al controllo dei cantieri del ponte sullo Stretto. Era il progetto del boss Rocco Mole’, ucciso in un agguato nel febbraio del 2008, emerso dalla deposizione del collaboratore di giustizia Cosimo Virgiglio, sentito per otto ore nel corso del processo ‘Cent’anni di Storia’ dinanzi al tribunale di Palmi.
Nel corso della deposizione il collaboratore di giustizia ha confermato quanto aveva già dichiarato nel corso del suo interrogatorio nel carcere di Rebibbia. Inoltre, dalla sua deposizione, emerge un intreccio tra politica e cosche della ‘ndrangheta. Rispondendo alle domande dei pubblici ministeri della Dda di Reggio Calabria, Roberto Pennisi e Roberto Di Palma, il collaboratore di giustizia ha parlato dei contatti del boss di Gioia Tauro, Rocco Mole’, con esponenti della politica regionale per arrivare ad imporre la nomina del presidente dell’autorita’ portuale. Virgiglio in aula ha detto che Molè gli aveva confidato che per poter arrivare alla nomina del presidente dell’autorità del porto lui si sarebbe mosso chiedendo alle famiglie della ‘ionica’ di avvicinare l’allora presidente della Provincia, Pietro Fuda, mentre per avvicinare il presidente della Camera di commercio di Reggio Calabria ci avrebbe pensato Vito Foderaro che doveva diventare, secondo i programmi del boss, il presidente dell’autorità portuale.
Il collaboratore di giustizia ha raccontato anche che Molè gli avrebbe detto che poteva avvicinare l’allora sindaco di Gioia Tauro, ed imputato nel processo, Giorgio Dal Torrione, perchè durante la campagna elettorale la sua famiglia lo aveva appoggiato garantendogli un pacchetto di voti. Virgiglio ha riferito inoltre che Molè avrebbe pensato in qualche modo di sfruttare l’appoggio elettorale «che aveva dato - ha detto - ad un consigliere regionale di cognome Tripodi, chiarendo che si trattava di un medico di Reggio Calabria che faceva parte del partito di Mastella nel centrosinistra, al quale la ‘famiglia’ aveva garantito un pacchetto di voti durante le elezioni regionali del 2005».
Sempre a proposito di legami tra criminalità e politica, un “pentito” di mafia chiede di essere sentito «in fretta» dai magistrati della Dda di Reggio Calabria in merito alle minacce di morte alla deputata del Pdl Angela Napoli, attualmente anche membro della Commissione antimafia. Lo ha detto la stessa parlamentare all’agenzia stampa Reuters. Nei giorni scorsi, il pentito Gerado D’Urzo aveva rivelato che un politico del Pdl avrebbe ordinato alle cosche della Piana di Gioia Tauro l’uccisione della parlamentare.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







