La croce sotto il tetto
DIRITTI. Nel 2001 la mamma finlandese Soila Lautsi si sentì offesa per la presenza della croce cristiana nelle aule scolastiche di Abano Terme frequentate dai suoi due figli. La donna, che voleva crescerli secondo principi di laicità, si rivolse, invano, ai tribunali italiani.
Nel 2001 la mamma finlandese Soila Lautsi si sentì offesa per la presenza della croce cristiana nelle aule scolastiche di Abano Terme frequentate dai suoi due figli. La donna, che voleva crescerli secondo principi di laicità, si rivolse, invano, ai tribunali italiani. Trovò poi un valido interlocutore fuori dai confini nostrani, a Strasburgo presso la Corte europea dei diritti dell’uomo, che lo scorso 3 novembre ha sentenziato: il crocifisso a scuola è «una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni» e «alla libertà di religione degli alunni».
Ne è seguito immediato annuncio di ricorso (formalizzato lo scorso 29 gennaio) da parte del nostro governo, a cui è stato inoltre chiesto di pagare alla donna un risarcimento di cinquemila euro. Inevitabile il domino di dichiarazioni e riflessioni da ogni parte politica sull’importanza delle tradizioni nostrane e sui significati condivisi del simbolo per eccellenza della religione cristiana. Senza contare i vertici della Santa Sede, inquietata da questa «pesante interferenza» a livello europeo. Nella giornata di ieri, il ricorso, come da facile previsione, è stato accolto e il caso passa ora nelle mani della Gran Camera per la pronuncia del verdetto definitivo per cui ci vorranno alcuni mesi.
Nuova sentenza e nuova mandata di dichiarazioni, stavolta entusiaste dei vari esponenti dell’esecutivo, che ricordano l’importanza di valori culturali, religiosi, civili e umani trasmessi dalla croce. Il ministro degli Esteri Frattini ha espresso «vivo compiacimento per come sono stati accolti i numerosi e articolati motivi di appello che l’Italia aveva presentato alla Corte», mentre il ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini parla di «grande successo dell’Italia nel riaffermare il rispetto delle tradizioni cristiane e l’identità culturale del Paese», ma anche di «contributo all’integrazione». Parola quest’ultima che non quadra nelle nuove regole che vigono nelle scuole multietniche italiane. Che il crocifisso inchiodato sia l’appoggio più saldo per reggere il traballante tetto del 30 per cento imposto per gli studenti stranieri nelle classi?
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






