La paralisi oltre la lista
DAL TRANSATLANTICO. Camera e Senato bloccate dall’ostruzionismo di Pd e Idv: è la conseguenza dell’infinita querelle elettorale. In attesa della manifestazione di sabato a Roma, prende corpo l’ipotesi di un rinvio delle elezioni nel Lazio.
La Camera è bloccata dall’ostruzionismo di Pd e Idv, mentre discute un disegno di legge sulle cure palliative. E la maggioranza va sotto, quando l’opposizione chiede di votare sull’inversione dell’ordine del giorno. E oggi non ci sarà la seduta dedicata all’economia, fortissimamente voluta dal Pd. Stesso atteggiamento dell’opposizione al Senato, dove da ieri si discute il disegno di legge sul “legittimo impedimento” già approvato dalla Camera. Pdl e Lega sono in panne, Pd e Idv hanno intenzione di continuare così per tutta la settimana. La paralisi parlamentare è la conseguenza dell’irrisolta querelle elettorale.
Il Tar del Lazio è stato chiaro: «Il decreto legge non può trovare applicazione perché la Regione Lazio ha dettato proprie disposizioni in tema elettorale esercitando le competenze date dalla Costituzione. A seguito dell’esercizio della potestà legislativa regionale, la potestà statale non può trovare applicazione nel presente giudizio». Da qui il parere negativo sul ricorso del Pdl. A complicare ulteriormente la situazione ci pensa la notizia che dopo la Regione Lazio anche la Regione Piemonte e la Regione Toscana hanno deciso di impugnare di fronte alla Corte Costituzionale il decreto interpretativo del governo sulla legge elettorale. L’attenzione ieri si è così spostata sulla cancelleria della Commissione elettorale del Tribunale di Roma dove lunedì lo stesso Pdl ha ripresentano la propria lista. Ma il ricorso, che questa volta verrebbe dal Pd, pesa su qualsiasi pronunciamento.
A questo punto prende corpo l’ipotesi di un rinvio delle elezioni regionali nel Lazio, qualora il pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso del Pdl dovesse tardare e non fosse ritenuto sufficiente il giudizio della Commissione elettorale del Tribunale di Roma (ricorsi e controricorsi rendono a rischio l’esito delle elezioni del 28 e 29 marzo, che poi potrebbe essere impugnato dagli sconfitti). A tale eventualità ha fatto riferimento Roberto Maroni, ministro degli Interni: «L’Italia è il Paese in cui i ricorsi e i controricorsi non si negano a nessuno. Speriamo solo che tutta questa situazione di incertezza si chiuda nel tempo più breve possibile per evitare di dovere rinviare le elezioni». Per il rinvio sarebbe necessario comunque un altro decreto del governo con relativa controfirma del presidente Napolitano.
Contro lo spostamento dell’appuntamento elettorale si è detto Angelo Bonelli: «Siamo per cultura contrari alle sanatorie e un rinvio delle elezioni regionali significherebbe sanare la responsabilità di chi, il Pdl, ha non solo non ha rispettato la legge ma ha anche barato. Negli ultimi giorni - aggiunge il Presidente nazionale dei Verdi - abbiamo visto che in Iraq le elezioni si sono svolte nonostante ci siano stati numerosi attentati. In Italia si dibatte se rinviare le elezioni perchè i funzionari del partito del capo del governo non sono stati in grado di presentare le liste come previsto dalla legge: l’Iraq è forse più democratico dell’Italia?”. L’ipotesi dello spostamento della data delle elezioni non convince neppure Pierluigi Bersani, segretario del Pd: «Per l’amor di Dio, sarebbe un altro pasticcio. Chiedo al centrodestra di raffreddare la testa, di riposarsi un attimo e non avanzare ipotesi, come vedo fare ad alcuni ministri».
Sul fronte giustizia, intanto, dura presa di posizione del Csm contro le dichiarazioni rilasciate in questi mesi dal premier Silvio Berlusconi, definite «del tutto inaccettabili» e mettono a rischio la stessa democrazia, proprio perché «provenienti dal massimo rappresentante del potere esecutivo». Secondo la prima commissione del Csm, nel «pressante appello» che rivolge «a tutte le istituzioni», deve essere ristabilito «un clima di rispetto dei singoli magistrati e dell’intera magistratura», che è una «condizione imprescindibile di un’ordinata vita democratica».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







