La protesta di Amnesty. «Piano nomadi, rischio progrom nelle città»

Serena Salucci

DIRITTI. L’Ong lancia una campagna internazionale contro gli sgomberi forzati: «Una soluzione sbagliata».

Una risposta sbagliata: Amnesty International rimanda al mittente il “Piano Nomadi” del Comune di Roma, denunciando ripetute e gravissime violazioni dei diritti umani perpetrate ai danni delle comunità rom della Capitale. Con la presentazione di un rapporto dettagliato è partita ieri da Roma, una campagna internazionale dell’Ong per sollecitare le autorità a porre fine agli sgomberi forzati dei campi rom, a Roma, a Milano e nelle altre regioni interessate dalla presenza di consistenti comunità rom e sinte. Dal monitoraggio delle condizioni di vita nei campi, compiuto negli ultimi mesi e illustrato da Ignatio Jovtis, esperto di Amnesty International per l’Italia, emerge un quadro di forte preoccupazione.
 
Centinaia le famiglie sgomberate con la forza senza che venisse loro offerta alcuna alternativa, assenza di  qualsiasi forma di consultazione con le persone interessate, per pochi “fortunati” il trasferimento coatto in campi attrezzati lontani da quelli di provenienza, senza garanzie per il reinserimento scolastico di bambini e ragazzi. Diverse testimonianze dirette di rom vittime di sgomberi a Roma sono state filmate da Amnesty in un video diffuso ai media nazionali e internazionali. «Ci siamo concentrati sulla situazione di Roma – ha spiegato il portavoce di Amnesty - perché in questa città è stato varato nel luglio scorso il primo piano strutturato che affronta la cosiddetta “emergenza nomadi”, un piano fortemente discriminatorio e mal concepito che va urgentemente riconsiderato. Non risolverà i problemi dei rom, anzi li sta notevolmente aggravando.
 
Gli sgomberi forzati stanno costringendo centinaia di persone a vivere in strada». Il rischio è che quello romano diventi un modello per altre amministrazioni e che, in nome dell’emergenza, si istituzionalizzi il “pogrom” ai danni dei rom. La “soluzione” del sindaco Alemanno prevede lo smantellamento dei circa cento insediamenti (tra regolari, tollerati e abusivi) censiti nel territorio comunale, e l’individuazione di 13 mega campi rom attrezzati nell’estrema periferia della città, seguendo peraltro una strada già percorsa dall’amministrazione Veltroni con la creazione dell’area di Castel Romano, dove le comunità rom e sinte sono escluse da qualsiasi contatto con la società. La modalità usuale, denuncia Amnesty, è lo “sgombero”, attuato con l’ausilio della forza pubblica e per lo più senza alcun preavviso.
 
«Il punto fondamentale è l’impossibilità di rom e sinti, anche se di nazionalità italiana, ad accedere a forme di alloggio dignitose – ha sottolineato John Dalhuisen, esperto sulla discriminazione del Segretariato Internazionale di Amnesty International. Nei cosiddetti “villaggi” si prevede un alloggio per 6mila persone, secondo i dati del Comune, però i rom presenti in città sarebbero 7.200. Dove finiranno gli altri mille non è dato saperlo. «I dati raccolti da associazioni e Ong - ha spegato Jovtis - ci dicono che in realtà a Roma ci sono tra i 12mila e 15mila rom, e questo significa che la maggior parte saranno costretti a trovare altre soluzioni o a andare via. Per questo diciamo che questo piano è una risposta sì, ma è sbagliata».  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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