La storia Tamil in schegge poetiche
INSTALLAZIONI. Rimasta “orfana” della direzione artistica di Beatrice Merz, la fondazione Merz di Torino non smette di essere quella vulcanica fucina creativa che è stata negli ultimi anni, promuovendo decine di artisti emergenti e maestri internazionali.
Rimasta “orfana” della direzione artistica di Beatrice Merz (passata a dirigere il Castello di Rivoli insieme ad Andrea Bellini) la fondazione Merz di Torino non smette di essere quella vulcanica fucina creativa che è stata negli ultimi anni, promuovendo decine di artisti emergenti e maestri internazionali.
Sul versante delle opere create site specific, in particolare, la Fondazione offre fino al 18 aprile un’iniziativa assai interessante dedicata al progetto dei videomaker Gianluca e Massimiliano De Serio, dal titolo No fire zone. Una mostra nata in occasione dell’arrivo a Torino di cinquanta bramini della regione indiana del Tamil Nadu, chiamati dall’artista tedesco Wolfgag Laib a officiare il rito del fuoco induista in una sua performance.Il lavoro video dei due registi italiani invece racconta in un percorso di videoinstallazioni momenti importanti di vita e cultura tamil, il popolo dello Sri Lanka che ha rischiato lo sterminio dopo la rivolta indipendentista delle Tigri Tamil.
Nelle immagini scorrono toccanti sequenze sulla guerra civile, ma anche momenti intimi di incontro e di raccolta attraverso riti e preghiere sussurrate. E ancora schegge dell’opera Seam (Cucitura) in cui si vede un uomo tamil che lavora in una fabbrica di lana del biellese: «Situazioni diverse in cui dialogano la tragedia consumata in Sri Lanka e il tentativo di rinascita dell’uomo in luoghi lontanissimi, testimonianze di frammenti dispersi dell’archivio della diaspora».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







