La traversata del deserto
ELEZIONI. Qui comincia la traversata del deserto. Quella vera. Ma qui comincia anche, forse, la risalita. Se non altro per una considerazione banale: peggio di così non può andare davvero.
Qui comincia la traversata del deserto. Quella vera. Ma qui comincia anche, forse, la risalita. Se non altro per una considerazione banale: peggio di così non può andare davvero.
La ferita del 2008, divenuta frattura nel 2009, nel 2010 si è fatta schianto. La serie dei fallimenti inanellati dal centrosinistra in questi due anni è lunga. La sconfitta politica del 2008 non era bastata a suonare la sveglia. Anzi aveva scatenato una serie di rese dei conti interne. Da allora lotte fratricide hanno attraversato il Pd, la sinistra comunista, quella socialista, i Verdi. E mentre le culture storiche progressiste si autocombattevano, Di Pietro e Grillo raccoglievano i voti di coloro che non si rassegnavano a non votare più. Nel giro di due anni Berlusconi ha ribaltato il tavolo. Ora è lui a gestire due terzi del paese. Che fare?
Dalla primavera del 2008 una riflessione sulla debàcle culturale del fronte progressista non era stata veramente possibile. Ogni qualvolta la discussione veniva avviata c’era una scadenza elettorale, con il suo portato di liste, alleanze, compromessi, la cristallizzazione delle posizioni ecc. In questo senso almeno, unico dato positivo, è che da qui al 2013 di elezioni non ce ne saranno.
Tre anni per ricominciare, per costruire o ricostruire. Ma ricominciare da dove, in quali luoghi, con quali persone? In questi due anni si sono scavati solchi, rotte amicizie, varcati i limiti della critica (mai quelli dell’autocritica). Per ricominciare ci vorrebbe un po’ di generosità. Il fronte progressista ha brillato per autolesionismo e faziosità interna. Un dato storico oramai, ma forse non ineluttabile.
Preoccupa, purtroppo, l’atteggiamento del segretario del Pd (il partito che ha dato inizio a questa fase terremotando Prodi e devastando le condizioni oggettive di vita di Verdi, Radicali e sinistra ex comunista). Bersani fa fatica a guardarsi allo specchio e vedere il disastro. E questo è un problema. Poche settimane fa all’assemblea nazionale radicale aveva detto a un pazientissimo Pannella: «Andiamoci alle elezioni. Andiamo per vincere. Abbiamo mobilitato un popolo». Della serie.
Terra è un quotidiano ecologista. Che oggi vuol dire attrezzarsi a combattere (insieme a tanti altri sicuramente) la prossima ondata di cemento, centrali nucleari, acqua privata, precari iperprecarizzati, carceri a cielo aperto per i migranti, respingimenti in mare, genuflessioni (e connivenze) clericali e quanto altro ci riserverà l’attuale maggioranza di governo. Ci aiutiamo?
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






