Le importanti dune di Putu

Paolo Hutter

IL COMMENTO. Un grande progetto australiano per l’estrazione della sabbia ferrosa minaccia le colline cilene tra le foci del rio Maule e del rio Mataquito. Ma è stato grazie a queste barriere che la zona è rimasta al riparo dal maremoto sulla costa.

Passato il primo giorno di ansia per la sorte degli amici di Santiago e Valparaiso, la trepidazione e la nostalgia si sono agganciate fermamente a Putù, un paesino tra le dune pochi chilometri a nord della ora tristemente famosa Constitucion. Il sisma è arrivato mentre stavo collaborando a distanza alla preparazione di un documentario e di una campagna a difesa delle dune dal progetto australiano di estrazione della sabbia ferrosa. Un grande progetto ancora sconosciuto che riguarderebbe le dune tra le foci del rio Maule e del rio Mataquito (circa 40 chilometri di costa). La dune sono tra Constitucion e Iloca, cittadine quasi completamente distrutte da terremoto e maremoto. La scossa ha buttato giù le deliziose vecchie casette di Putu ma qui il maremoto non è arrivato. Ora seguo - soprattutto via facebook, attraverso lo stesso gruppo che si era formato per difendere il territorio - la vita stentata degli abitanti accampati in tende improvvisate pochi chilometri più in alto. Ci sarebbero solo 6, 8 morti nel paesino ma ancora non è dato sapere il numero esatto delle vittime. 
 
Alejandro Salas Barrios scrive alla lista facebook dei duemila e passa amici degli Humedales (lagune, acquitrini) di Putu: «La madre terra ci ha dato una lezione, teniamone conto». E intanto dà l’indirizzo di dove raccogliere le vettovaglie per la piccola carovana spontanea di soccorsi che parte da Santiago. Gli unici soccorsi che stanno arrivando sono quelli dei parenti e dei vicini più fortunati che abitano nell’interno o a Santiago. Come sono arrivato a far parte di questo gruppo? Come spesso accade, quando ci si lega a una battaglia in difesa di un territorio lontano, è stata una suggestione ad agganciarmi.
 
Per qualche giorno di esplorazione della costa del Maule, mentre seguivamo la fine della campagna elettorale,  avevamo pensato a Cobquecura. Abbiamo invece visitato Constitucion, sul mare tra rocce enormi molto suggestive e una fabbrica che emette fumi maledetti dalla popolazione. Una coincidenza ci ha portati nella vicina Putu, l’invito di due giovani amici di Valparaiso e varie cose ci hanno conquistato, nei soli due giorni a disposizione. Una ragazza al bancone di un bar deserto e assolato accanto alla pompa di benzina ci aveva chiamato: «Vi ho già visti, è vero che eravate l’altra sera a Santiago nel locale dove suonavano la Cueca?».
 
Ci aveva attratto l’alberghetto coloniale in adobe (mattone cotto) con una piscinetta rudimentale, dove ci eravamo ripromessi di alloggiare nel prossimo viaggio. Purtroppo però è completamente crollato. Ma soprattutto, dopo aver giocato e filmato la particolare sabbia grigia, i fiori sabbia e l’effetto da paesaggio di dune, a legarmi a Putu era stata la notizia che la grande impresa australiana intende venire con enormi calamite a sconvolgere tutto. E la richiesta rivoltami, come giornalista e ambientalista, di aiutarli a mettere in piedi la campagna. Gli abitanti, in occasione delle assemblee di fine gennaio, si erano spaccati.
 
Qualcuno diceva che, se arrivano soldi, non è necessario difendere le dune. E invece sono state proprio queste a salvare Putu dal maremoto che poco dopo la scossa ha massacrato l’adiacente Constitucion. Ora gli abitanti di Putu vivono in tende improvvisate, più in alto ancora rispetto al paese distrutto. E attendono i soccorsi dei parenti, visto che non c’è una protezione civile regionale a cui rivolgersi.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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