Le vergogne del Lazio

Ylenia Sina
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CORTEI. I movimenti per la preservazione e la tutela del territorio si sono dati appuntamento ieri a Roma per dire no ai progetti che mettono a rischio l’ambiente, dal porto turistico di Fiumicino alla centrale nucleare di Montalto di Castro.

La manifestazione dei Movimenti contro le nocività del Lazio di ieri in Piazza Santi Apostoli è stata una decisa opposizione «a ogni potere forte che vuole fare dei nostri territori e delle nostre vite un guadagno». No alla distruzione dell’Alto Lazio con centrali a carbone, nucleari, discariche e cementifici. No allo scempio del litorale romano con la costruzione del porto turistico di Fiumicino. No alla devastazione dell’agro romano e pontino con la costruzione dell’autostrada Roma-Latina. No all’inceneritore di Albano. No alla Turbogas di Aprilia. Riduzione immediata del traffico aereo sopra Ciampino. E ancora: No alla privatizzazione dell’acqua. Basta morti sul lavoro. Per il diritto all’abitare.
 
«Oggi, rispetto al passato, è ancora più importante e necessario unire le lotte », affermano dal Movimento No Coke Alto Lazio «a causa dell’imbavagliamento che le istituzioni hanno imposto a tutti quei comitati di cittadini che osano opporsi a chi vuole speculare sui nostri territori». Si riferiscono al segreto di stato che verrà apposto a tutti i siti sui quali verranno costruite centrali nucleari e soprattutto al decreto legge, da poco approvato, che prevede che tutti i gruppi di cittadini che denunciano l’ente costruttore di grandi opere o progetti nocivi nel caso in cui non vincano la causa, siano costretti a risarcire l’ente stesso. Ma ieri sul palco non solo proteste ma anche tante proposte: necessità di sviluppare una mobilità sostenibile perché «al Lazio serve una cura del ferro», spiega Gualtiero dei No Corridoio, «e una messa in sicurezza delle strade esistenti, in particolare della Pontina sulla quale ogni anno si compie una strage».
 
Energia verde e sostenibile «non certo come la Turbogas di SorgeniaDe Benedetti», ironizza Filippo, presidente della Rete dei cittadini contro la Turbogas di Aprilia. Raccolta differenziata e strategia rifiuti zero «perché bruciare rifiuti nel Lazio» dice Daniele del Coordinamento Contro l’Inceneritore di Albano «serve solo a far guadagnare i privati che hanno costruito un impianto da 400 milioni di euro interamente con i fondi destinati alle energie rinnovabili, i Cip6, e la cui gestione, e soprattutto i guadagni, entreranno nelle ta sche di Cerroni e del Coema». Ecco allora che la giornata di ieri è stata per i No Inc. l’occasione per ripresentare le famose ventisei domande, già poste a suo tempo al presidente Marrazzo e alle quali non è stata mai data risposta, alle due candidate alla Regione. «Ieri abbiamo finalmente unito le resistenze della tante vertenze “sorelle” che caratterizzano la regione Lazio» spiegano dall’Assemblea Permanente No Fly di Ciampino: «La nostra lotta, da ieri, è la loro lotta. E viceversa».
 
E se per molte delle vertenze che hanno manifestato in piazza ieri c’è ancora qualche speranza, che passa inevitabilmente per la mobilitazione cittadina, di bloccare quelli che vengono definiti “progetti di morte”, per il Movimento No Coke Alto Lazio la riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia è ormai realtà. «Per questo è importante rilanciare la mobilitazione in un territorio ormai comprato dai soldi di Enel», afferma Simona dei No Coke, «perché i progetti nocivi attorno a Civitavecchia non sono ancora finiti: dopo vent’anni di “schiavitù energetica” c’è il serio rischio, affatto remoto, di costruire una centrale nucleare a Montalto di Castro».
 
Alla fine quello che è emerso dalla manifestazione unitaria dei movimenti contro le nocività è che, «dopo il fallimento del vertice di Copenhagen », spiegano dal comitato Fiumicino Resiste, «è arrivato il momento di iniziare una mobilitazione permanente contro il nuovo modello di sviluppo che, dall’alto, si sta cercando di imporre ai territori e alla cittadinanza senza tenere conto alla qualità della vita». A fine giornata lo spettacolo di Ascanio Celestini ha strappato un sorriso alla folla e convinto, ancor di più, che «l’unica speranza per far sì che i territori tornino a chi li vive e li rende vivi è proprio unire le singole vertenze».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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