Lezioni ateniesi

Luca Bonaccorsi

EUROPA. L’Europa non può permettersi neanche di considerare, realmente, il rischio di rottura dell’unione monetaria. Tantomeno può considerarlo per un Paese poco rilevante dal punto di vista economico, come la Grecia.

Si sono esercitati proprio tutti in analisi: da quelle pseudo tecniche di Tito Boeri su la Repubblica, con le sue valutazioni sui Credit default swap, quelle pseudo storiche di Gianni Riotta e la sua retorica simileuropeista sul Sole 24 ore a quelle finanziariopolitiche di Garton Ash ancora su la Repubblica che definiva gli obiettivi di budget della Grecia veri come il fatto che i maiali (Pigs è l’acronimo che usano nella City per Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) volano. Per non parlare della infinita serie di pezzi sul Financial Times, secondo i quali la Grecia era felicemente proiettata verso un meritato futuro di pastorizia. Tutti insomma impegnati ad argomentare che il caso greco era molto difficile, anzi disperato. Su Terra da settimane scriviamo che l’Europa non può permettersi neanche di considerare, realmente, il rischio di rottura dell’unione monetaria. Tantomeno può considerarlo a causa di un Paese piccolo e poco rilevante, dal punto di vista economico, come la Grecia.
 
E che, anzi, se Bruxelles avesse voluto dare prova della coesione degli europartners non avrebbe avuto occasione più a buon mercato di quella greca. Difendere l’euro da una speculazione contro l’Italia, per esempio, sarebbe molto più difficile. Forse impossibile. Per settimane i tamburi del razzismo, non più strisciante, della comunità finanziaria avevano rullato contro gli indesiderati e olezzosi cugini del sud. E i premi di rischio registrati dai Cds sono saliti alla faccia dell’indignazione delle cancellerie europee. Poi durante la settimana passata il premier Papandreu ha annunciato le misure fiscali aggiuntive per ridurre il deficit. Ha incassato l’approvazione di Moody’s, l’agenzia di rating che si è rimangiata le dichiarazioni dei giorni precedenti. Ed è arrivata l’asta del nuovo decennale greco. Il mercato ha assorbito con facilità i 5 miliardi offerti.
 
Gli spread si sono stabilizzati intorno a 300 bp sulla Germania, e gli spread sul resto della curva si sono stretti rapidamente. Ad aprile il refunding greco porterà il tesoro a cercare altri 10 miliardi sul mercato. Ma a queste condizioni, con le istituzioni europee impegnate a comprare sottobanco i titoli greci, la partita non dovrebbe riservare grandi sorprese. Il conto come al solito, e a differenza di ciò che sosteneva la propaganda inglese, lo pagheranno i cittadini greci. Con meno stipendi, meno pensioni, meno servizi pubblici. Tutto immolato sull’altare di un’Europa fatta solo di numeri e parametri? Non proprio. Nel suo modo lento e sclerotico il vecchio continente ha retto il colpo. E il mercato ha funzionato. Più o meno.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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