Liste, ancora buio pesto
POLITICA. Respinti i ricorsi di Formigoni e della Polverini che ora possono solo appellarsi al Tar. Nel Lazio riammessa solo la civica, ma per il Pdl nella provincia di Roma continua il caos. Oggi alle 17 manifestazione del centrodestra.
Pevarrà «nel rispetto delle regole la sostanza sulla forma, quando la forma non è essenziale», come ha dichiarato Renato Schifani dimenticando di essere il presidente del Senato, o le liste del Pdl e della candidata del centrodestra Renata Polverini resteranno escluse dalle regionali nel Lazio come quella di Roberto Formigoni in Lombardia? I bookmaker di Montecitorio, che ne hanno viste tante, confermano quanto ha scritto Terra ieri e danno per scontato che a ripescare le liste escluse ci penserà, in ultima battuta, il Tribunale amministrativo regionale, il famigerato Tar. Lo stesso dovrebbe avvenire in Lombardia, dove la la Corte d’appello ha respinto ieri il ricorso di Formigoni rendendo obbligatorio il ricorso al tribunale regionale.
Si discute nel frattempo in Transatlantico di liste e listini come se si trattasse di Roma e di Inter. La non ammissione dei due “listini” farebbe infatti cadere automaticamente le candidature della Polverini e di Formigoni. Più complessa invece la situazione per la lista del Pdl nella provincia di Roma per la quale il pronunciamento della Corte d’appello è stato negativo. Anche in questo caso il Pdl è già pronto a ricorrere al Tar.
Se non ci sarà la riammissione almeno della lista della Polverini, a concorrere nel Lazio per la poltrona di governatore resterebbero solo Emma Bonino e Marzia Marzoli, della Rete dei cittadini. Le liste dell’Udc e della Destra farebbero incetta di voti e di eletti ma non avrebbero un candidato presidente. Da qui, si sostiene a Montecitorio, l’impossibilità che ciò avvenga sul serio.
Questo pragmatico ragionamento che prevede soluzioni “all’italiana” sottovaluta però che dall’altra parte c’è Emma Bonino, campionessa di regole e ricorsi. Anche ieri la candidata del centrosinistra si è limitata a commentare: «Le regole servono soprattutto per tutelare i più deboli. Io non voglio sapere quali siano i motivi della non accettazione delle liste del centrodestra. La legge è perentoria». Ribatte Renata Polverini: «Stiamo facendo tutto quello che serve e che hanno richiesto dal tribunale. Si tratta di problemi tecnici».
Intanto la macchina del centrodestra romano prepara la manifestazione di questo pomeriggio alle 17 a piazza Farnese. Niente corteo o gesti clamorosi, ma solo il proseguimento della staffetta oratoria senza soste (l’imitazione di un metodo di protesta alla Marco Pannella) a cui dovrebbe partecipare anche Silvio Berlusconi. Si fa appello all’orgoglio ferito degli elettori di centrodestra per riempire una delle piazze disegnate da Michelangelo e per celare che dietro le quinte molti leader del centrodestra se le stanno dando (politicamente) di santa ragione. Chi ha parlato in questi giorni con Berlusconi, riferisce che il premier è su tutte le furie: ce l’ha con chi non sa presentare le liste, ce l’ha con l’eccessivo braccio di ferro tra ex An ed ex Forza Italia con cui sono state compilate le stesse liste.
E ce l’ha ovviamente pure con Gianfranco Fini, che invece di essere solidale con il partito in questi giorni difficili ama ripetere: «Sono affezionato al Pdl. Ma se mi chiedete se il Pdl mi piace così com’è adesso, la risposta credo l’abbiano capita tutti, non c’è bisogno di ripeterla». È molto minacciosa per questo la nota ufficiale dei tre coordinatori nazionali del Pdl, Ignazio La Russa, Sandro Bondi e Denis Verdini che sembrano autoritari sceriffi alle prese con un partito sbrindellato: «Escludere dalla competizione elettorale la lista del partito di maggioranza relativa, danneggiata da decisioni senza fondamento, rappresenterebbe un fatto senza precedenti e provocherebbe un grave vulnus di carattere politico».
Un deputato di lungo corso del centrodestra consiglia i cronisti della sala stampa di Montecitorio: «Tenete d’occhio Tremonti e la Lega. Non ne possono più».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







