Liste elettorali nel caos

Betta Salandra
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ELEZIONI. In serata svanisce l’ipotesi di un decreto “salvaliste”. Il verde Boato: «Giuridicamente sono fuori gioco.
Vedrete, faranno qualche porcata. D’altronde anche Napolitano ha auspicato una “soluzione”». Il precedente del Trentino.

È esploso in tutto il suo potenziale distruttivo, in termini politici e forse anche di ordine sociale, il problema delle liste elettorali. Dopo il ritardo nella presentazione delle liste del Pdl nella provincia di Roma, gli uffici elettorali hanno escluso anche quella della Polverini nel Lazio, facendo di fatto decadere l’intera coalizione. Lo stesso è accaduto a Milano alla lista Formigoni, facendo decadere anche nel feudo ciellino la coalizione di centrodestra. Il problema politico è dirompente. Di quelli che possono creare problemi di ordine pubblico (a Roma la tensione si sente nelle assemblee di destra). La maggioranza deve trovare una soluzione, rapidamente. 
 
I casi in realtà, sono tutti diversi. I Radicali stanno denunciando le irregolarità nel processo di presentazione delle liste da settimane. Anzi anni. Scioperi della fame e sete inclusi. In Lombardia i problemi del centrodestra hanno però un nome e un cognome: Marco Cappato, il candidato radicale alla presidenza della regione.
 

 Dopo essersi trovato nell’impossibilità materiale di presentare la sua lista per la mancanza degli autenticatori, insieme ad avvocati e militanti, domenica ha chiesto al tribunale di Milano l’accesso alle liste presentate da Penati e Formigoni. Delle circa 4000 firme presentate da Formigoni (ne servono 3500) i Radicali hanno riscontrato irregolarità su ben 900 di esse, e hanno  presentato un esposto. Ieri l’ufficio centrale regionale ha riconosciuto che 514 firme non sono regolari e che la lista, quindi, non ha il numero di firme sufficienti. Come se ne esce? Per Cappato «La lista di Formigoni non esiste più. Loro stanno facendo ricorso, ma è nelle mie stesse condizioni. Se è giusto? Io sono garantista e democratico, ma per me questo vuol dire rispettare la legge. Nella procedura elettorale la forma è sostanza. La lista Bonino Pannella non ha le firme e quindi non può essere votata. Non importa se prende il 3% alle europee, il 6% a Milano: è giusto? Che differenza c’è con Formigoni? Che sono più grandi? Formigoni ha violato le regole. Ha raccolto firme prima e cambiato il listino a due giorni dal voto. Capisco benissimo che l’impatto politico è preoccupante, ma penso che commettere un abuso di potere per consentire al potente di essere riammesso sarebbe ancora più grave dell’esclusione. Il potere, per una volta, dovrebbe rispettarla la legge, non piegarla a suo comodo».
 
Dello stesso avviso è il verde Marco Boato:«Ne usciranno solo con una forzatura. La magistratura dovrà fare qualche pasticcio, ma giuridicamente sono fuori. Faranno qualche porcata vedrete. D’altronde purtroppo mi sembra che Napolitano, a differenza di ciò che hanno commentato i giornali, abbia invitato tutti a “trovare una soluzione” no? Agiranno a livello delle Corti d’appello o dei Tar». A mostrare un possibile esito ci pensa il verde trentino Giorgio Pedrotti:«Su questi casi c’è poca giurisprudenza. Mi viene in mente un caso analogo, nel 2008 in Trentino quando fu esclusa la lista dell’Udc perchè alla consegna la persona designata si è assentata. L’Udc fece ricorso al Tar che li riammise interpretando la norma, ovvero dicendo che nonostante ci fosse stata la violazione formale, il diritto del popolo a esprimersi doveva prevalere. Faceva cioè un ragionamento sul principio generale. Un ragionamento forse corretto politicamente, ma il procedimento elettorale è tassativo. Non si può rimettere in discussione mentre è in corso. La Lega infatti fece ricorso e il Consiglio di Stato sconfessò il Tar, escludendo l’Udc dalle elezioni».  
 
Se la via politica “dall’alto” (il decreto legge o il decreto ministeriale) quindi veniva esclusa in serata anche dal ministro degli Interni Maroni, quella amministrativa sembra ancora aperta. Almeno per quanto riguarda i casi delle due liste con “irregolarità”, quelle della Polverini e di Formigoni. Diverso e forse disperato appare il caso della lista del Pdl a Roma che, di fatto, non è stata mai presentata. Riammetterla sembra davvero impossibile. Il danno politico però è tale che resta difficile anche solo immaginare che il centrodestra ingoierà un rospo simile. Alemanno non può permettersi una debacle simile. Un pregio senz’altro il caos liste ce l’ha. Gli italiani scopriranno quali nefandezze si debbono commettere a ogni tornata elettorale per potersi presentare. 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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