Lungo il fiume ghiacciato
SCHERMAGLIE. "Frozen river", film d’esordio di Courtney Hunt, è un dramma al femminile. Girato a basso costo e puntando sul realismo, racconta uno spaccato d’America proletaria.
Ray è stata abbandonata dal marito, vive in un container fatiscente assieme ai suoi due figli vicino al confine con il Canada, per riuscire a comprare una casa prefabbricata inizia a trasportare clandestini cinesi e pakistani dal Quebec agli Stati Uniti, percorrendo con la sua automobile la riserva indiana e il fiume San Lorenzo ghiacciato, assieme a Lila, ragazza madre nativa Mohawk, emarginata dalla sua stessa comunità.
Frozen river è il film d’esordio di Courtney Hunt, si inserisce nel solco di quel cinema umanistico che oggi fatica a esistere: girato in digitale, a basso costo, trova il suo stile nella relazione con gli ambienti e i personaggi, che mette a fuoco con pochi decisi tratti, in una dimessa e potente essenzialità. La foresta, il fiume ghiacciato, la strada rettilinea che taglia il nulla dove sopravvive l’America proletaria, hanno una valenza che oltrepassa il realismo, per porsi come corrispettivi esistenziali delle protagoniste: Ray e Lila, inizialmente dure e distanti, chiuse nelle loro paure e destinate a rimanere imprigionate nella loro esclusione, sviluppano una tacita intesa, che le spingerà a superare la reciproca diffidenza e resistere assieme al degrado culturale ed economico in cui vivono.
Un dramma tutto al femminile, nella totale assenza di figure maschili: i pochi uomini che si intravedono, sono lì per esercitare grandi o piccoli poteri, prepotenze, atti autoritari, accordare o revocare concessioni. Si delinea così un profilo di solitudine trasversale, che attraversa e accomuna realtà un tempo diverse e lontane: Ray, la commessa bianca che non ha i soldi per sfamare i figli, Lila la ragazza madre Mohawk cui la tribù ha sottratto il figlio, i clandestini che attraversano ogni giorno la frontiera per raggiungere un non-luogo che ha poco o niente da offrire sono tutti intimamente connessi nella condivisione della stessa emarginazione.
La bravissima Melissa Leo, che interpreta Ray, riesce a dare consistenza fisica alla stanchezza, al disordine, alla schiacciante mancanza di futuro contro cui lotta con la resistenza e la dignità, che la faranno opporre al gelo esterno e interno che la assale, quando non cede all’indifferenza che le farebbe ignorare il destino di Lila o non tornare indietro nella notte di bufera per salvare il bambino di una coppia di clandestini.
Frozen river (Usa 2008) Drammatico, durata 97’, regia Courtney Hunt, con Melissa Leo, Misty Upham
Sky Cult: mercoledì h. 21:00/sabato 3 h. 11:00/lunedì 5 h. 13:00
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







