Mal d’aria, la vera emergenza nel disinteresse della politica
AMBIENTE. Gli studi scientifici e le indagini epidemiologiche sugli effetti dell’inquinamento da polveri sottili sulla salute sono ormai molti e tutti concordi: per molti studiosi siamo già in una situazione di emergenza sanitaria.
Tira una brutta aria. In Veneto come nel resto della pianura padana. Non è questione di allarmismo ma di dati scientifici e medici, che messi insieme, compongono un quadro che non lascia affatto tranquilli. La cronaca soprattutto recente ci ha abituati a conoscere i pericoli dell’aria che respiriamo, in relazione alla presenza di agenti inquinanti dai quali non possiamo difenderci. Le polveri sottili, il Pm10, di cui ampiamente si sente parlare in questo periodo sono peraltro in buona compagnia nell’aria delle nostre città venete: non mancano nelle rilevazioni delle centraline Arpav ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici e appena arriva a stagione estiva l’ozono. Ma quello che rende le polveri particolarmente pericolose per la salute è la loro piccola dimensione. Si tratta nel caso del Pm10 di polveri del diametro inferiore ai 10micron, particelle cioè molto piccole che possono penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio. Sono chiamate infatti anche polveri inalabili.
Ancora più piccole in dimensioni sono le Pm 2,5 che in questo caso oltrepassano le vie aeree superiori per arrivare fino agli alveoli polmonari. Entrambi questi tipi di polveri sono costituiti da una miscela di sostanze che includono elementi quali carbonio, metalli pesanti (piombo, nichel) e composti organici potenzialmente cancerogeni che attraverso la respirazione veicoliamo direttamente dentro i nostri polmoni. Gli studi scientifici e le indagini epidemiologiche sugli effetti dell’inquinamento da polveri sottili sulla salute sono ormai molti e tutti concordi: per molti studiosi siamo già in una situazione di emergenza sanitaria. Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), American Cancer Society (Acs), Health Effects Insitute (Hei), tutti dichiarano che l’esposizione a breve termine (ore o giorni) si associa a ridotta funzionalità respiratoria, aumentata incidenza dei sintomi respiratori, aritmie cardiache, aumento di ospedalizzazione e mortalità prematura (U. S. Epa, 2004), mentre un’esposizione a lungo termine può portare allo sviluppo di bronchite cronica e forme tumorali soprattutto a livello polmonare.
Negli ultimi 40 anni le malattie respiratorie allergiche (asma, riniti, bronchiti) sono in costante aumento e sono soprattutto i bambini a farne le spese: basta parlare con qualsiasi pediatra per averne la conferma. La normativa ci tutelerebbe, se venisse rispettata. La soglia di 50 microgrammi per metro cubo prevista per il PM10 non può essere superata per più di 35 giorni l’anno. Secondo i dati pubblicati nella Relazione Regionale della Qualità dell’aria da Arpav, l’andamento del Pm10 nel veneto dal 2005 al 2008 ha sempre superato in tutte le provincie, con la sola eccezione di Belluno, i 35 giorni consentiti dalla legge, arrivando spesso sia nelle stazioni di “background” sia nelle stazioni più vicine alla grandi arterie di traffico a superare il limite per oltre 100 volte. Il 2009 si allinea con queste evidenze, nuovamente la sola provincia di Belluno, unica su 7, ha rispettato nel 2009 questo limite. Secondo le elaborazioni di Legambiente, subito dopo Verona con 104 superamenti del limite di concentrazione fissato dalla normativa europea, troviamo Padova con 102 superamenti, Venezia con 92, Vicenza con 83 e Treviso con 72.
E i primi due mesi del 2010 sembrano indicare un trend anche peggiore se pensiamo che al 24 febbraio 6 provincie su 8 hanno già oltrepassato i 35 superamenti: Padova 38 volte, Verona, Treviso, Venezia e Vicenza 36 volte. La situazione del Veneto è simile a quella di tante altre città italiane, tanto che nel gennaio 2009 è stata avviata una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea nei confronti dell’Italia per l’elevato livello di polveri sottili e per l’insufficienza dei piani di risanamento dell’aria a livello regionale e nazionale. Si dovrà rientrare nei limiti di qualità entro il 2011 o tutti quanti saremo costretti a pagare l’ennesima multa annunciata. Come dire oltre al danno la beffa. D’altronde l’avvio di una seria politica di contenimento delle inemissioni inquinanti richiederebbe una visione della problematica che ne comprenda davvero la gravità in termini anche strettamente economici viste le ricadute sulla salute pubblica e che conseguentemente mettesse in atto una serie di interventi strutturali che superino la logica della mera gestione delle emergenze.
Questi interventi devono comprendere lo sviluppo di piste ciclabili che davvero rappresentino un’alternativa per gli spostamenti in città, devono incentivare l’utilizzo del car sharing e del mezzo pubblico, che a sua volta deve essere dotato di filtri antiparticolato se non di motori elettrici, devono incentivare il rinnovo e il controllo delle caldaie e potenziare la rete ferroviaria assolutamente inadeguata a rappresentare un’alternativa al trasporto merci su camion. Ma perché abbiano efficacia gli interventi devono raggiungere anche l’industria che da sola a livello nazionale è responsabile del 26% delle emissioni complessive di Pm10. Insomma i nostri centri urbani soffrono per la congestione del traffico e la aree remote risentono delle emissioni da zone industriali, porti e aeroporti. Nessuno pensa che uscirne sia facile, ma è altrettanto evidente che manca completamente la volontà di farlo.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







