Marocco, la legge del re che ostacola la poligamia

Bruno Picozzi
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FOCUS. La Moudawana, il nuovo Codice della famiglia introdotto dal sovrano Mohammed VI, permette un secondo matrimonio esclusivamente previo consenso della prima moglie. Limitando le cerimonie tradizionali.

«La poligamia è stata creata da Dio per risolvere molti problemi, ad esempio per evitare la prostituzione». Lo afferma con traquilla sicurezza Samira, una donna colta e intelligente che lavora a tempo pieno in un’erboristeria appena fuori dalla kasbah di Marrakech. «Se una donna è sterile, l’uomo può avere figli da un’altra donna. Se è infelice con sua moglie, può avere un’altra moglie. L’islam è una religione piena di buon senso», aggiunge. Sposata e con due figli, Samira non indossa il velo se non per pregare.
 
Come molti nel mondo arabo, accetta la poligamia. Eppure in Marocco questo costume sta scomparendo grazie alla Moudawana, il nuovo Codice della famiglia introdotto nel gennaio 2004 dal giovane re Mohammed VI in sostituzione delle pratiche tradizionali basate sulle consuetudini religiose. Il Codice fissa le condizioni di matrimonio, precisa i diritti e i doveri reciproci degli sposi, regola gli atti di separazione e divorzio, la corresponsione degli alimenti, l’affidamento dei figli e, infine, stabilisce i criteri di successione e eredità.
 
Se prima erano i capifamiglia a combinare i matrimoni tra i figli, spesso adolescenti, ora i ragazzi e le ragazze scelgono liberamente. Una volta uniti in matrimonio, gli sposi hanno uguali diritti e doveri davanti alla legge e la donna non è più soggetta a tutela da parte dei membri maschi della famiglia. L’equilibrio familiare, prima affidato alla consuetudine, è passato nelle mani della magistratura.
 
In una società fortemente tradizionalista, da sempre incentrata sul ruolo del maschio, l’introduzione del nuovo Codice ha significato una rivoluzione copernicana. Prima del 2004 una gran quantità di matrimoni si celebravano in maniera consuetudinaria, accompagnati da pompose celebrazioni rituali che potevano durare anche una settimana ma alla fine delle quali nulla veniva messo per iscritto. In mancanza di atti formali, le donne ripudiate o divorziate non avevano diritto all’eredità o agli alimenti e, prive della prospettiva di contrarre un nuovo matrimonio, erano costrette a vivere di lavoro non qualificato oppure di elemosina.
 
Purtroppo, a sei anni dalla promulgazione del Codice, in tutto il reame vi sono migliaia di matrimoni ancora non ratificati, soprattutto in certe enclavi montagnose dove le tradizioni sono dure a morire e dove la vita scorre in estrema povertà. In questi luoghi la spesa per la regolarizzazione di un matrimonio, pari a circa 16 euro, è uno scoglio insormontabile. Per questa ragione all’inizio dell’anno, se a Casablanca le pratiche da evadere erano meno di 800, nella regione di Azilal nel cuore dell’Atlante superavano quota 10mila e i tribunali, nella confusione più totale, non potevano far altro che respingere le domande.
 
Per la maggior parte si tratta di situazioni assai delicate, casi di donne ripudiate che, secondo il costume, restano abbandonate a sé stesse. Secondo Najat Ikhich, presidentessa della Fondazione Ytto per la promozione dei diritti delle donne e dei bambini, i minori «sono privati di uno dei diritti più fondamentali per poter parlare di sviluppo socialmente sostenibile, quello alla scolarizzazione e all’educazione».
 
La Fondazione si batte quindi per l’applicazione stretta della Moudawana e per la proibizione definitiva dei matrimoni consuetudinari. Difatti i sondaggi mostrano che, sebbene sia stato approvato all’unanimità dai due rami del Parlamento, il Codice è stato accettato con diffidenza o contrarietà da almeno metà della popolazione. A opporsi sono i maschi più tradizionalisti, ma non solo. «La posizione della donna nell’islam è sempre stata inferiore rispetto a quella dell’uomo. - afferma Samira col suo tono sicuro - A volte è un bene, a volte è un male. Ci sono vantaggi e svantaggi, non è semplice giudicare».
 
Se però la religione impone all’uomo solo di garantire a ciascuna delle mogli lo stesso tenore di vita, la Moudawana permette un secondo matrimonio esclusivamente previo consenso della prima moglie. Samira, ad esempio, difende le ragioni del Corano ma non accetterebbe mai di dividere suo marito con un’altra donna. «Abbiamo dei figli, siamo molto innamorati, non c’è una sola ragione valida per cui mio marito debba sposarsi di nuovo».  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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