Marzo 2010, il mese dei diritti

Adele Parrillo

IL VELENO INVISIBILE. Siamo gli unici in Europa, insieme alla Grecia, a non avere una legge sulle unioni civili. Per questo, sono diventati pressanti gli inviti del Parlamento europeo alla parificazione dei diritti di coppie gay ed eterosessuali.

La storia è iniziata ad aprile dello scorso anno. Allora, il Tribunale di Venezia aveva espresso un’ordinanza, su istanza di una coppia omosessuale che aveva chiamato in causa il Comune di Venezia, dopo aver rigettato l’opportunità di pubblicare il loro matrimonio civile. Il prossimo 23 marzo la Corte costituzionale dovrà pronunciarsi sulla costituzionalità di quel divieto, e quindi, sul divieto a sposarsi che alcune coppie italiane hanno incontrato in quanto omosessuali. 
 
Nel merito, le norme del Codice civile (Articoli 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis) che, in materia di matrimonio e famiglia, nel riferirsi genericamente a “marito” e “moglie”, discriminano le coppie di persone dello stesso sesso. Nella nostra Costituzione non c’è un vero e proprio divieto al matrimonio omosessuale. Per la verità, sono molti i principi costituzionali contro l’unicità del modello eterosessuale del matrimonio civile. Si può citare l’articolo 2 che «garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità». Oppure, il principio di eguaglianza e la tutela della dignità di ognuno di cui all’articolo 3. Il diritto a sposarsi è sancito inoltre nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, dalla Carta europea dei diritti dell’uomo e dalla Carta di Nizza. Siamo gli unici in Europa, insieme alla Grecia, a non avere una legge sulle unioni civili. Per questo, sono diventati pressanti gli inviti del Parlamento europeo alla parificazione dei diritti di coppie gay ed eterosessuali.
 
Nel 2006, a pagina 72 del programma di governo del centrosinistra, in poche righe e in modo ambiguo, era scritto: «L’Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto, senza distinzione di genere o di orientamento sessuale dei conviventi, ma tenendo piuttosto in considerazione la stabilità del rapporto». Sappiamo come è andata! Il veleno, inteso come tensione sociale, si tagliava col coltello ogni giorno. E quasi sempre il motivo era la proposta di legge per le unioni civili: i famosi Di.co, diritti dei conviventi. Da Oltretevere si tuonò di valori “non negoziabili”, e per riparare a una dichiarazione della ministra della famiglia Rosy Bindi che affermò che il riconoscimento di diritti alle unioni civili era giusto, si organizzò a Firenze una conferenza nazionale per sostenere la crisi della famiglia. In questi anni si fa un gran parlare della crisi dell’istituto familiare. Ma noi sappiamo che non c’è una crisi della famiglia.
 
Come in tutti i Paesi occidentali, vi è la crisi del modello tradizionale di famiglia, quello basato sul matrimonio unico e indissolubile con molti figli. Sempre più coppie “scelgono di scegliersi” giorno dopo giorno. E sempre più coppie omosessuali, consapevoli dei propri diritti, lo fanno senza più nascondersi. Anzi, oggi sono proprio le coppie gay a desiderare di ufficializzare con un rito la propria storia d’amore. Secondo le poche e non complete statistiche in Italia vi sarebbero circa 555mila coppie conviventi, un dato non realistico, anche perché è un dato vecchio dell’ultimo censimento del 2001. Inoltre, in queste non sono state conteggiate le coppie omosessuali. 
 
Il diritto non è rimasto indifferente all’evoluzione dei costumi ed esiste oggi un gran numero di provvedimenti legislativi che disciplina le unioni di fatto. L’ultima, solo in ordine di tempo, è la sentenza 20647, sesta sezione penale della Corte di cassazione del 20/1/2008. Ha stabilito che anche le coppie di fatto sono una vera e propria “famiglia”, sostenendo che anche chi convive instaura legami di “reciproca assistenza e protezione” al pari di una coppia sposata: «Il richiamo contenuto nel nostro Codice penale alla famiglia deve intendersi riferito a ogni consorzio di persone tra le quali (...) siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo, ricomprendendo questa nozione anche la famiglia di fatto».
 
E ricordate la coppia gay di Savona, in sciopero della fame perché fosse calendarizzata una legge per i conviventi? Su facebook, ieri è apparso questo invito: «Oggi 10 marzo, Manuel e Francesco sono lieti di invitarvi alla cerimonia di unione civile che si terrà alle ore 16, presso la prestigiosa Villa Cambiano. Causa maltempo, la registrazione dell’atto, è solo rimandata». Che escamotage avranno in mente di attuare?  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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