Medicinali serviti in tavola

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CARNE. Una ricerca della Lega antivivisezione mostra i rischi per la salute derivanti dall’allevamento intensivo di bestiame.

«È necessario e urgente riconvertire l’industria alimentare verso sistemi sostenibili ». Questo, in sintesi, l’appello formulato dalla Lav, Lega antivivisezione, a margine del dossier “Rischio sanitario degli allevamenti intensivi. Resistenza agli antibiotici e nuove malattie”, divulgato ieri. Le condizioni di vita degli animali negli allevamenti industriali sono responsabili del loro debole stato di salute, per ovviare al quale è necessario ricorrere spesso a farmaci, in particolare ad antibiotici. «Senza tali preparati - ricorda la Lav - non sarebbe possibile far funzionare alcun allevamento intensivo ».
 
Per questo, l’associazione punta il dito contro le conseguenze nocive per la salute derivanti dallo sfruttamento degli allevamenti: i farma ci somministrati, ormai prassi nella produzione bovina e non solo, rimangono nei tessuti e arrivano, poi, al piatto dei consumatori. «Per produrre un chilo di carne sono impiegati mediamente 100 mg di antibiotico - illustra la ricerca -. Ciò significa, per l’italiano medio che consuma circa 87 chilogrammi di carne ogni anno (senza considerare i consumi di prodotti ittici), ingerire involontariamente quasi nove grammi di antibiotici, equivalenti alla somministrazione di circa quattro terapie antibiotiche ogni anno». L’Efsa, l’Autorità alimentare europea che effettua un monitoraggio costante del fenomeno, ha rilevato come in molti casi i cibi di origine animale trasmettano all’uomo batteri resistenti agli antibiotici.
 
L’ingestione continuata di questi medicinali, secondo l’Autorità europea, può alla lunga provocare disturbi intestinali cronici e inefficacia di trattamenti antibiotici a scopo terapeutico quando ne sorga la necessità. «Il consumo di carne comporta rischi sanitari di cui si parla ben poco in Italia - puntualizza la biologa Roberta Bartocci, responsabile Lav, settore vegetarismo - e di cui raramente i cittadini hanno consapevolezza ». Un tema che dovrebbe essere «prioritario - aggiunge Bartocci - dal momento che una sana alimentazione rappresenta un’efficace sistema di prevenzione di numerose patologie».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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