Michele in assemblea
INFORMAZIONE. Santoro ha realizzato il più grande evento web della storia italiana. Floris: «Non si tratta di esprimersi pro o contro la trasmissione, solo che in questo Paese è arrivato il momento di tornare a respirare».
Se fossimo tutti liceali e la Rai una grande scuola, quella di venerdì sera avremmo potuto definirla la prima occupazione di un’emittente pubblica nazionale. Occupazione mediatica, s’intende, perché gli studi di Rai Due erano deserti e la troupe di Annozero allestiva il suo show al Paladozza di Bologna, pronta a trasferire lì “mamma Rai”, anche solo per una notte. La censura, contro la quale Michele Santoro ha richiamato all’ordine le truppe, «ha così trovato il suo antidoto» spiega Gad Lerner e, più o meno sorprendentemente, ci si è ritrovati di fronte al più grande evento nella storia del web italiano.
Oltre 300mila accessi contemporanei in streaming, 200 piazze italiane incollate davanti ai maxi schermi, uno share pari al 13%: «Un terremoto che solo nei prossimi giorni potremo calcolare con precisione – spiega Santoro – il pubblico continuerà ad esistere anche ora che le luci si sono spente. Sarebbe miope non comprendere che abbiamo vissuto un evento di portata storica». Rai per una notte, trasmesso in diretta tv sulle piattaforme satellitari, analogica e digitale, è stato anche il quinto sito web più visitato al mondo e, di fatto, apre le porte a un nuovo modo di fare informazione, pur rimanendo strettamente ancorato allo scheletro di Annozero.
«Ma non si tratta di esprimersi pro o contro la trasmissione – spiega Giovanni Floris – in questo Paese è arrivato il momento di tornare a respirare. L’idea che quello che non ti piace possa essere eliminato è asfittica». Oltre a Floris e Gad Lerner, tanti gli ospiti presenti alla serata: i fedelissimi Travaglio, Vauro e Sandro Ruotolo, Riccardo Iacona, Barbara Serra, Daniele Luttazzi senza contare i saluti di Milena Gabanelli, Roberto Benigni, Elio e le Storie Tese. Fischiato solo Morgan, un pò di fuori, lanciatosi in un pensiero complesso partito dalla Commedia di Dante e scontratosi con l’urgenza di un pubblico affamato di concretezza. Ecco perché, in mezzo a tutti, il più reazionario è stato un certo Mario Monicelli, che di vita ne ha vista tanta e accusa la speranza di essere una trappola: «la rivoluzione è l’unico riscatto».
Pubblico caloroso ed eterogeneo (6mila dentro il Paladozza, altrettanti in piazza Azzarita) con qualche malcontento tra chi è rimasto fuori. «Ma l’importante era esserci» afferma Dolores Galletti, 59 anni di Bologna. Insieme all’amica Daniela ricordano l’impegno per queste ed altre battaglie del passato: «Speriamo che la connotazione politica dell’evento sia forte». E anche se i big nel Paladozza hanno giurato che la libertà non può avere colore, è stato inevitabile rilevare qualche striatura violacea. Ora però per Santoro è tempo fare i conti col ‘dopo’: «Mi auguro che la Rai voglia valutare la ricchezza che ha in se con il nostro lavoro. Non abbiamo fatto questo per andarcene, se qualcuno ci caccerà, noi aspetteremo tranquillamente i provvedimenti e siamo pronti alla battaglia finale».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






