Mine vaganti, senza esplosivo

Alessia Mazzenga
mine_vaganti.jpg

TEMPI MODERNI. Da oggi nelle sale il film del regista italo-turco Ferzan Ozpetek. Dopo la presentazione al Festival di Berlino il film sarà ad aprile in competizione al Tribeca.

Con Mine vaganti, da oggi nelle sale, il regista italo-turco Ferzan Ozpetek torna ai temi cari della famiglia borghese e delle tematiche gay. Tommaso (Riccardo Scamarcio), il figlio minore di una famiglia leccese di benestanti imprenditori della pasta,  torna a casa da Roma, dove si è trasferito per portare a termine i suoi studi universitari, così da assumere la gestione, almeno secondo le intenzioni del capofamiglia (Ennio Fantastichini), le redini dell’azienda famigliare insieme al fratello Antonio (un discreto Alessandro Preziosi).
 
Senonché, deciso a confessare ai parenti perbenisti le proprie preferenze sessuali (è gay), sarà lui a rimanere turbato dalle improvvise rivelazioni sulla propria insospettabile omosessualità del fratello. Giocato tra i toni seri, almeno all’inizio, di un film che vorrebbe affrontare approfonditamente le ipocrisie e i moralismi della famiglia borghese e i toni da commedia allegra con battute e musica, compresa la solita canzone tormentone: le 50mila lacrime di Nina Zilli, che dovrebbe risollevare gli animi, la pellicola di Ozpetek, come succede ormai per la gran parte dei film italiani di questi ultimi anni, si ferma alla superficie di quello che racconta, senza avere il coraggio di scavare in profondità tra i silenzi colpevoli («è più difficile stare zitti che dire quello che si pensa», dirà ad un certo punto amaramente zia Luciana) e i perbenismi ipocriti dei protagonisti.
 
Quello che in molti film del regista appare chiaro è che Ozpteck vorrebbe infastidire le coscienze dei benpensanti, proponendo dei contenuti innovativi e progressisti, ma senza riuscire mai a raggiungere i toni di una satira acuta e penetrante. Il mondo che descrive è anche il suo mondo ed è per questo che il regista commette gli stessi errori dei suoi protagonisti. Stesso buonismo (i ritratti dei personaggi sono sempre venati di tenerezza), stessa  morale consolatoria dell’ esistenza («l’unico amore che non muore mai è quello impossibile», dice la nonna a Tommaso ), le sue “mine vaganti” non hanno la forza di turbare nessuno, perché non sono dirompenti come le immagini dei veri ribelli.
 
Servono solo, lo dirà la voce fuori campo della nonna (l’elegante Ilaria Occhini), che ci accompagna lungo l’intera narrazione, a «mettere in disordine, scombinare tutto, a mettere le cose dove non volevano stare», non rifiutarle  e a proporne di nuove. Peccato, perché il fascino della sequenza iniziale, di cui è protagonista una splendida e drammatica Carolina Crescentini, prometteva ben altra intensità  e poesia allo spettatore.  

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31