Nel Giappone che si interroga dilaga la baby prostituzione

Bruno Picozzi da Osaka
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REPORTAGE. L’Enjo kousai è una sorta di accordo di accompagnamento tra uomini di mezza età e giovani donne. Merce di scambio: la bellezza e i soldi. Secondo alcuni dati tra il 5 e il 13% delle studentesse l’avrebbe fatto almeno una volta.

In giapponese si chiama enjo kousai e da noi suonerebbe più o meno come “compagnia in cambio di sostegno”, anche se sarebbe più esatto dire “prostituzione minorile”. Ne parlano i giornali, la televisione, e soprattutto ne parlano tra loro i ragazzi. Enjo kousai è una specie di accordo di accompagnamento tra uomini di mezza età, generalmente sposati e con figli, e ragazze minorenni, talmente giovani che a volte frequentano ancora la scuola media. Merce di scambio sono la bellezza e i soldi, e ciascuno mette ciò che può.
 
«Tra ragazze se ne parla spesso», ci racconta Mai, diciannovenne carina e minuta al primo anno di università. «L’opinione comune  è che non sia una bella cosa, per questo le ragazze che lo fanno non lo dicono nemmeno alle amiche intime. Se queste venissero a saperlo, potrebbero rompere l’amicizia». Ma intanto, secondo i dati, 3 studentesse su 4 avrebbero ricevuto approcci da uomini adulti e tra il 5 e il 13 per cento di loro avrebbe fatto enjo kousai almeno una volta. Da qualche tempo poi vi sono siti internet specializzati nei contatti di questo tipo e ogni anno oltre 4mila giovanissime vengono arrestate in flagrante dalla polizia. E dalle statistiche risulta che per oltre il 70 per cento sono loro a prendere l’iniziativa. «È decisamente facile trovare uomini che vogliono fare sesso con ragazzine e in fondo sono tanti soldi in poco tempo - sostiene Mai -. Certo non  è un bene, ma quelle vogliono solo soldi facili e veloci». In Giappone, un lavoro part time come cameriera o commessa può pagare 6 o 7 euro l’ora. Una ragazzina, solo per farsi toccare da un uomo, può chiedere anche 5mila yen, ossia oltre 40 euro. E se il cliente vuole essere toccato lui stesso o fare sesso, le tariffe possono salire fino a 40mila yen per un solo incontro. Il confronto è presto fatto. 
 
Secondo Mai, «alcune lo fanno anche per aiutare la famiglia o per pagarsi gli studi». Ma la povertà non è tra le cause principali dell’enjo kousai. Finito il boom economico degli anni Ottanta, la classe media giapponese è rimasta aggrappata a uno stile di vita basato sul denaro e sul tradizionale importantissimo ruolo dell’apparenza. Appena le famiglie non hanno potuto più soddisfare i capricci delle figlie, queste si sono organizzate per conto loro. «Molte lo fanno per farsi regalare accessori particolari come gioielli, borse, orologi o oggetti firmati. Chanel, Gucci, D & G… Altre ragazze invece chiedono in regalo bei vestiti per far colpo sui coetanei. Ma c’è chi prende i soldi e prova anche piacere. Secondo alcune in fondo  è null’altro che “un buon lavoro”. A scuola e in famiglia tutti sono costretti a comportamenti fortemente restrittivi e non sono poche le ragazzine ricche che si divertono e infrangere le regole. Il fenomeno sarebbe poi amplificato dal fatto che la verginità sembra essere più un peso che una virtù. «I giovani vogliono fare sesso il più presto possibile. Anche a me è capitato di sentir dire che “le vergini sono problematiche” e quindi le ragazze se ne preoccupano ancor più dei ragazzi e vogliono farlo appena possono. Molte pensano che già a 17 anni sia troppo tardi». 
 
Ma non è sempre e solo sesso. Vi sono anche uomini che si accontentano di accompagnarsi a giovani e belle fanciulle, le portano in giro per ristoranti e karaoke e pagano tutto con il sorriso sulle labbra. Per loro l’indubbio piacere della compagnia e per le ragazze la possibilità di mangiare e divertirsi a sazietà. Vi sono poi studentesse meno smaliziate che si limitano a entrare in negozi specializzati, cosiddetti “burusera shops”, per togliersi mutandine e reggiseno e venderli sul posto, con tanto di fotografia di accompagnamento. «Io personalmente non l’ho mai fatto per una questione di moralità - sostiene Mai - ma più semplicemente perché non mi interessa. La mia famiglia è tutt’altro che ricca ma io non devo lavorare per pagarmi la scuola o le uscite con gli amici, e posso farmi comprare quasi tutto ciò che voglio dai miei genitori. Non so se qualcuna delle mie compagne lo fa, ma a volte sento raccontare nel giro di amiche di ragazze che vanno a letto con chiunque. Se poi prendono soldi o no, questo non lo saprei dire».
 
Gli esperti si dividono sulle cause del fenomeno. Già nel 1985 Angela Terzani Staude osservava che la società giapponese separa completamente sesso, amore e matrimonio, dal che consegue facilmente una certa libertà nei costumi. Dal 1999 comunque è illegale in Giappone ogni rapporto sessuale a pagamento tra un adulto e un minore, anche se l’età del consenso fissata a 14 anni e la natura indiretta del pagamento nell’enjo kousai rendono difficile l’applicazione piena della legge. Non per questo quindi le madri possono dormire più tranquille, considerato anche che sono i loro stessi mariti che continuano a insidiargli le figlie.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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