Non c’è tregua nella battaglia per la sanità degli Stati Uniti

Emanuele Bompan da Washington

RIFORME. Il presidente Usa procede nell’iter per approvare la riforma nonostante l’opposizione sempre più tenace dei Repubblicani che fanno leva sulla sensibilità antiabortista. Nessun aiuto indiretto dallo scandalo “The fellowship”.

Il sole splende su Washington dopo settimane di maltempo. L’arrivo della primavera potrebbe essere di auspicio per il passaggio della attesa riforma sanitaria. Dopo oltre un anno di discussione, Obama ha chiesto finalmente di «giungere ad una soluzione al più presto» e di mettere in calendario una data per il voto finale e definitivo per approvare la legge sulla Sanità. Secondo il calendario del Congresso potrebbe arrivare anche prima del 18 marzo. Nel discorso il presidente Usa mette ancora una volta in chiaro le cose. «Se non agiamo oggi sappiamo che futuro ci aspetta. Molti americani perderanno la propria assicurazione medica se cambiano o perdono il lavoro, molte piccole imprese dovranno scegliere se pagare un piano assicurativo ai dipendenti o assumere nuova forza lavoro, molte compagnie assicurative alzeranno le tariffe e taglieranno i benefici. Mentre i costi di Medicare e Medicad (i due programmi di sanità pubblica per anziani e indigenti) indebiteranno sempre di più il governo».

 

La Casa Bianca insomma cerca di tenere il timone della riforma e lo staff del presidente è certo che passerà. Obama spera ancora, di riuscire a ottenere una manciata di voti repubblicani per mostrare all’America una parvenza di bipartisanship sulla legge, anche se secondo il Segretario alla Salute Kathleen Sebelius «difficilmente ci riuscirà». Quasi sicuramente si procederà optando per la reconciliation, ovvero della maggioranza matematica e non quella anti-franchi tiratori di 60 senatori su 100, l’unica soluzione praticabile per far passare la legge al Senato. All’ombra di Capitol Hill continua intanto il duello all’interno del partito Democratico sulla questione aborto. A innalzare barricate contro ogni finanziamento o supporto all’interruzione della gravidanza ci pensa Bart Stupak, democratico conservatore del Michigan, vicino alla lobby cattolica e coinvolto nel mini-scandalo “The fellowship”, dal nome di un organizzazione segreta cattolica che amministrava varie proprietà usufruendo delle detassazioni per le organizzazioni religiose.
 
L’intero schieramento repubblicano e i potenti gruppi religiosi pro-life sono ben disposti a dargli man forte pur di affossare la riforma. Douglas Johnson, del gruppo anti-abortista National Right to Life Committee, minaccia che «chiunque voterà una legge in favore all’aborto verrà segnalato e penalizzato alle prossime elezioni di medio termine». Nancy Pelosi, minimizza, «l’aborto non è un tema centrale nella discussione della riforma sanitaria». Difficile essere però d’accordo, vista la popolarità e la facile presa dell’argomento. Più serena invece l’ala sinistra del partito Democratico. «Obama ha promesso che lavoreremo insieme su miglioramenti puntuali nella legislazione sulla salute in seguito al suo passaggio», spiega Barbara Lee, deputata della California. Nonostante gli attacchi politici e l’elevato tasso di colesterolo segnalato nella cartella medica diffusa la scorsa settimana alla stampa accreditata alla Casa Bianca, Obama rimane in ottima forma. Ieri ha incontrato i suoi elettori e vari addetti nel settore Sanità a Philadelphia mentre mercoledì volerà a Saint Louis a perorare la causa della riforma sanitaria.
 
Gli strateghi di Obama, su tutti David Axelrod, dopo le recenti accuse di aver fallito a comunicare i successi presidenziali, stanno consolidando l’immagine del presidente riformatore e l’importanza del passaggio in tempi brevi della riforma sanitaria. Mettendo in cattiva luce repubblicani e democratici ribelli. Per ridarsi un po’ di lustro la Casa bianca ha persino annunciato la presentazione il prossimo 15 aprile al Centro Nasa in  Florida della nuova “visione dell’esplorazione spaziale americana”, per rilanciare gli investimenti nel settore. Una tempistica che ricorda il famoso annuncio di Kennedy del 25 maggio 1961 dove promise che gli Usa avrebbero raggiunto la Luna. Lo sguardo dell’America oggi però è rivolto al quotidiano, non agli spazi siderali. è la riforma sanitaria la Luna di Obama. 

 

 

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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