Non siamo soli nel multiverso
ASTRONOMIA. Pur essendo ancora lontana la soluzione degli enigmi che riguardano gli istanti immediatamente precedenti al Big bang, non passa giorno senza che spunti una nuova teoria sull’esistenza di cosmi diversi dal nostro.
C' è qualcuno? Si chiede la solitaria particella d’acqua nel famoso spot. La domanda ha fatto la fortuna di una multinazionale produttrice di minerale, ma s’ispira a uno degli enigmi più complicati che accompagnano la storia dell’uomo. Siamo soli nell’universo? Azzarda l’uomo della strada quando romanticamente volge il naso in su e cercano di scoprirlo dalla metà del secolo scorso gli astronomi e astrofisici di tutto il mondo. Nemmeno si esclude (è anzi altamente probabile) che lo stesso sia accaduto 50mila anni fa quando improvvisamente la nostra specie si è messa a fare cose “strane” tipo dipingere le caverne o costruire strumenti musicali e, appunto, calendari lunari.
Eppure la questione se esistono specie “intelligenti” su altri pianeti con cui scambiare due parole è probabilmente destinata a rimanere senza risposta per lungo tempo. Forse per sempre, se si pensa all’ampiezza dello spazio da esplorare. Già, lo spazio. Siamo sicuri che il “nostro” universo, lo spazio che oggi riusciamo a osservare tramite potentissimi telescopi, oppure a calcolare, grazie alle intuizioni di Einstein, sia l’unico esistente?
Insomma, il nostro universo è... solo nell’universo? Tanto per complicarsi un po’ la vita è questa la domanda che via via negli anni si è concretizzata in ambito scientifico, fino a competere in importanza con quella classica sulla solitudine della specie umana.
Affascinanti teorie propongono diversi modelli di universi paralleli. Ne citiamo solo alcune. La sfera di Hubble, vale a dire la porzione di universo che oggi siamo in grado di osservare, ad esempio, potrebbe essere molto più estesa. Addirittura infinita. Se così fosse, ipotizzano i sostenitori di questa ipotesi, allora deve esistere un infinito numero di sfere di Hubble. Ciò non esclude che una di queste sia identica alla “nostra”. Con tanto di annesso pianeta grande quanto la Terra e orbitante intorno a un sole. E se due più due fa quattro...
Poi c’è l’ipotesi “dei molti mondi” molto in auge tra i fisici quantistici. S’ispira al paradosso del Gatto di Schrodinger, una sorta di esperimento mentale in cui si dimostra che un gatto può essere simultaneamente vivo e morto e quindi che un oggetto può esistere in molteplici stati e solo uno stimolo esterno lo costringerà ad assumere uno di quegli stati. Stimolo che in questo caso sarebbe un’osservazione diretta di quell’oggetto. A tal proposito, si legge sull’ultimo numero di Le scienze in un articolo dedicato alla ricerca di vita nel “multiverso”, va detto che «alcuni fisici ritengono che tutti gli stati possibili continuino a esistere, ciascuno in una versione separata di un universo “ramificato”».
Lo stesso articolo propone poi una ricerca di Alejandro Jenkins della Florida State universty e Gilad Perez del Weizmann institute of science di Rehovot in Israele. Secondo i due fisici «dal vuoto primordiale che ha generato il nostro universo potrebbero essere emersi molti altri universi, ciascuno dotato di leggi fisiche proprie. Assumendo che esistano realmente, molti di questi universi potrebbero contenere strutture complesse e forse anche alcune forme di vita». L’ipotesi del vuoto primordiale, quello che precede l’attimo del Big bang, non convince però l’astrofisica Margherita Hack.
Con la schiettezza che la contraddistingue, ecco cosa dice la scienziata in un passaggio del suo intervento festival delle Scienze che si è svolto di recente a Roma. «Non sappiamo se l’universo che osserviamo sia veramente “l’universo” cioè tutto ciò che esiste, o se sia solo uno fra molti altri universi, magari governati da leggi fisiche diverse da quelle che conosciamo. Difficilmente le nostre osservazioni potranno dare una risposta a queste domande» nota la Hack. E aggiunge: «L’universo che ognuno di noi può immaginare riflette le proprie “fedi” laiche o religiose che siano. Un universo che abbia avuto origine dal nulla è un universo che somiglia molto al “fiat lux” della Bibbia. Uno si chiede: Cosa c’era prima? L’unica insoddisfacente risposta è Nulla: il tempo e lo spazio si sono creati col Big Bang. Oppure un’idea di universo per me più accettabile: c’era il vuoto, ma non il nulla, il vuoto dei fisici, in cui particelle e antiparticelle continuamente si annichilano liberando energia che ricrea altre particelle e antiparticelle, in uno spazio e un tempo infiniti; uno spazio e un tempo infiniti che non escludono la possibilità che si formino continuamente regioni, come quella in cui viviamo e che noi chiamiamo universo, ma che non sia l’unica. È l’idea del multiuniverso, non verificabile e quindi destinata a restare appunto un’idea, nell’ambito della metafisica, ma non della fisica».
Infine, prosegue la ricercatrice toscana: «E qual è l’origine delle particelle? Chi le ha create? Ci chiede il credente, sottintendendo la risposta: Dio. Ma un’altra risposta è possibile, l’universo si è formato dal nulla, un’idea che può sembrare assurda ma che non viola le leggi della fisica: infatti, se l’universo ha un bilancio energetico globale zero, può essersi originato dal nulla senza violare la legge della conservazione dell’energia. In un universo piano, quale è quello indicato dalle osservazioni, l’energia gravitazionale totale è esattamente zero. La carica elettrica è zero, perché ad ogni protone corrisponde un elettrone. Inoltre non ha energia di rotazione; se ruotasse si dovrebbero notare delle differenze di intensità da una direzione all’altra nella radiazione fossile, eco dell’universo all’età di 400.000 anni, differenze escluse dalle osservazioni effettuate finora. Può darsi che queste idee sull’origine di tutto ciò che esiste (cioè l’universo), non siano molto convincenti, ma - conclude la Hack - rappresentano lo sforzo della ragione di trovare una spiegazione naturale, che ci liberi dall’infantile ricorso a un’astratta entità suprema un grande babbo che spiega tutto ciò che la scienza non riesce ancora, o forse non riuscirà mai a spiegare».
Ora chi glielo dice a quella povera particella d’acqua?
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







