Not in my name. Contro la guerra

Sara Picardo
pace.jpg

PROTESTA. Arci, Disarmiamoli, Forum Palestina e Un Ponte per lanciano una manifestazione per il 19 marzo a piazza Montecitorio.

Non in nostro nome. E, soprattutto, non in nome del bene e del nostro futuro, perché deve e può esistere solo la pace preventiva, e non la guerra». Questo dicono gli organizzatori della manifestazione “Non in nostro nome. Contro tutte le guerre”, che si svolgerà a piazza Montecitorio a Roma il 19 marzo, dalle ore 17: Circolo Arci Arcobaleno, Statunitensi per la pace e la giustizia, Rete Disarmiamoli, Rete Semprecontrolaguerra, Forum Palestina, Un Ponte per.
 
Le loro richieste sono chiare, le parole usate forti ma incisive: «Il ritiro immediato di tutte le truppe occupanti dall’Afghanistan e dall’Iraq, inclusi i contractor; la fine della pulizia etnica israeliana a Gerusalemme Est e nelle altre città della Cisgiordania, dell’assedio di Gaza, della repressione in Kurdistan; lo stop ai preparativi di guerra contro l’Iran». La scelta delle date non è casuale, cade infatti proprio in quei giorni il settimo anniversario dall’inizio dei bombardamenti sull’Iraq del 2003. Anche negli Stati Uniti manifesteranno sotto lo stesso slogan e per gli stessi motivi, solo che la data sarà quella del 20 marzo (la stessa in cui da noi il Forum dei movimenti per l’acqua sfilerà per le strade della Capitale): Washington, San Francisco, Los Angeles, Chicago. Due giorni durante i quali le organizzazioni, i movimenti e le associazioni pacifiste di Italia e Usa ribadiranno la richiesta ai loro Stati di ritirare immediatamente le truppe dai fronti di guerra.
 
Gli organizzatori spiegano che quel giorno manifesteranno anche insieme “a chi in Gran Bretagna sostiene la battaglia di Joe Glenton e degli altri soldati che si rifiutano di continuare a uccidere ed essere uccisi in Afghanistan”. E lanciano delle contro proposte ben precise: la riduzione delle spese militari dello Stato e lo smantellamento delle armi nucleari stoccate nelle basi militari di Aviano e Ghedi, in favore di «maggiori investimenti sociali e una maggiore diffusione di una cultura fondata sulla pace, il diritto e l’equa condivisione delle risorse attraverso i negoziati». 

 
 

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31