Ora la crisi rischia di incancrenirsi
DENUNCIA. L’ex presidente della Provincia Amato Lamberti: «Spezzare il legame tra clan e affaristi».
Il governo ci ha solo propinato slogan. In realtà hanno solo aperto buchi e ci hanno buttato dentro i rifiuti non trattati, militarizzando i territori e manganellando la gente». Maurizio Fraissinet è l’ex presidente del Parco nazionale del Vesuvio, ambientalista della prima ora. Commenta l’ennesima crisi con un tono amaro, per una terra che viene ciclicamente avvelenata, ferita, mortificata. Fino a prevedere la beffa di «invasi “fuorilegge” anche in aree protette.
La verità - spiega - è che non sono mai state applicate politiche strutturali per uscire dall’emergenza. Peraltro, nell’ultimo decennio si sono succeduti 5 assessori regionali all’Ambiente tutti dell’Udeur, partito che di certo non annovera tra le sue fila esperti della materia. E così un settore così importante è diventato merce di scambio clientelare. E questo è anche colpa della sinistra che non ha saputo evitarlo». Secondo Fraissinet, molto dovrebbe ancora cambiare.
«Non solo l’emergenza rifiuti non è mai terminata, ma ora rischia di avvitarsi su se stessa», incalza l’ex presidente della Provincia di Napoli Amato Lamberti. I motivi? «I Comuni non molleranno mai la Tarsu (la tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani) alle Province come previsto ora dalla legge, perchè con i relativi incassi ci pagano, ad esempio, gli stipendi dei vigili urbani e degli insegnanti delle scuole materne. Poi c’ è il rimpallo della titolarità degli enormi debiti (2 miliardi di euro, ndr) accumulati negli anni dalla struttura commissariale. E qualcuno un giorno dovrà pur pagarli...». Il rituale dell’emergenza torna sotto i riflettori a pochi giorni dalle elezioni regionali, ma ciò non stupisce Lamberti, semplicemente perchè «l’emergenza non è mai terminata. Roghi, cumuli e cassonetti pieni ci sono sempre stati. Ora però, con l’avvicinarsi del voto, i lavoratori dei Consorzi scendono in piazza perchè non vengono pagati loro gli stipendi, e così premono sulle forze politiche per veder definita la loro assunzione. Che non riescono ad ottenere perchè non ci sono i soldi».
Servirebbe un’inversione di rotta. «La differenziata, per esempio. In Campania gli impianti che trattano i materiali riciclati non ci sono. I materiali differenziati dove vanno a finire? Mistero. E l’umido? In regione non ci sono impianti che lo trattano. E quindi lo portano fuori, con costi altissimi. Ma mi sorge un sospetto che una parte dell’umido venga direttamente buttato nelle discariche, peraltro già quasi esaurite».
Certo, con la politica dell’apro un enorme buco e ci butto tutto dentro non si va da nessuna parte. E poi c’è la camorra. Che, però, secondo Lamberti, non deve diventare un alibi. «I clan si infiltrano nella gestione del ciclo, con i loro camion per la raccolta dei rifiuti, perchè qualcuno glielo permette. E questo qualcuno sono gli affaristi. La colpa, dunque, è di chi non riesce a governare il processo. E scientemente fa accordi con i clan». La soluzione? «Una politica diversa». Innanzitutto, pulita.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






