Parigi val bene una meta. L’impresa del marzo ’97
RUGBY. Domenica gli azzurri sfidano la Francia in casa. L’unica nostra impresa risale a tredici anni fa, con protagonisti Troncon e Orlandi, che oggi lavorano per la nazionale.
A Roma governava (ancora per poco) Romano Prodi, a Parigi stava più serenamente seduto il presidente Chirac, e le due nazionali di calcio preparavano il mondiale poi vinto in casa dai francesi anche ai danni di noialtri. Erano altri tempi, con interessi diversi e altra posta in palio. E nella città di Grenoble, nobile alfiera del rugby transalpino, si affrontarono, quasi ad anticipare la sfida a palla tonda, le selezioni della palla ovale.
Mai avevamo raccolto qualcosa in terra gallica; c’era tuttavia un precedente che scuoteva ancora gli animi degli protagonisti, giocato proprio lì a Grenoble: nel 1963 gli energumeni azzurri, a lungo in vantaggio, persero di due punti per un calcio a un minuto dalla fine. Di quell’impresa sfiorata ne parlavano ancora i giornali sedici anni dopo, forse sperando per una prestazione simile. Il rugby italiano aveva compiuto molti passi in avanti, e nell’immediato futuro avrebbe infatti realizzato un traguardo prestigioso entrando nel torneo allora detto Cinque Nazioni, che con noi ebbe la struttura che oggi lo caratterizza. In quel 22 marzo del 1997 la Francia era campione in carica, forte di quattro vittorie in altrettante sfide con Irlanda, Galles, Scozia e soprattutto Inghilterra; e sul prato alpino partiva naturalmente da gran favorita anche perché sul piatto c’era il titolo di campione europeo, considerando che le due squadre erano e sono le più forti della terraferma. Gli italiani si facevano rispettare: avevano battuto tre quarti di Gran Bretagna, eccetto gli inglesi, spadroneggiando pure a Dublino.
Il nostro giocatore più rappresentativo era Diego Dominguez, tra i giovani cresceva il futuro capitano Alessandro Troncon. Furono loro due alcuni fra gli attori del risultato storico che riportammo a casa: 32 a 40. I taccuini, e i tremila italiani sugli spalti, ricordano quattro mete per ciascuna squadra. Per noi: Ivan Francescato, che ci portò avanti nei primi minuti del primo tempo; Julian Gardner alla mezz’ora per il nuovo vantaggio, replicato da Giambattista Croci al quarto d’ora della ripresa; ancora Gardner a sei dalla fine a fissare quaranta sul tabellone. In mezzo a tanto tripudio, le quattro realizzazioni di Dominguez e il vano tentativo dei francesi di recuperare un divario diventato, negli ultimi minuti dell’incontro, incolmabile. Le due mete fatte nei cinque minuti precedenti al fischio finale ebbero solo l’effetto di rendere più saporita la vittoria e più emozionante l’invasione di campo degli sparuti tifosi italiani.
Tre anni dopo quel trionfo, finalmente convincenti sul piano delle prestazioni oltreché su quello organizzativo, ottenemmo l’onore di entrare stabilmente nel Sei Nazioni, che domenica ci vedrà nostalgici sfidanti a Parigi, nel pomposamente battezzato Stade de France. Della truppa del 1997 ci rimangono solo Troncon e Carlo Orlandi, mediano di mischia e tallonatore di allora, che tutt’oggi allenano i freschi vincitori della Scozia nel fortino romano dello stadio Flaminio. Sarà difficile, e l’imperativo che il tecnico Nick Mallet sussurra è di non uscirne malconci nel punteggio: la Francia ambisce, oggi come le riuscì tredici anni fa, al Grande Slam. Allora si sentì sicura del fatto suo contro quelli che considerava dei pivelli, e cadde. Oggi l’allenatore francese Marc Lièvremont predica umiltà. Anche questa è una nostra piccola vittoria.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







