Partiti? Sempre peggio
ELEZIONI. Se l’immediata identificabilità tra persona e carica elettiva agevola l’individuazione delle responsabilità dell’azione politica, l’eccesso di protagonismo dei vertici di comando, d’altronde, espone l’amministrazione al rischio di fenomeni degenerativi.
Quale sorte per la personalizzazione della politica? La riflessione sull’argomento oppone spesso categorie concettuali “pesanti” e profetizza, talvolta con toni salvifici, l’imminente avvicendamento tra un modello decisionale fondato sul leaderismo a uno imperniato su di un’idea quasi epica di partecipazione. Quale che sia la valutazione in merito, dalla lettura dei sondaggi è facile cogliere la persistenza di un modello fortemente personalistico nel rapporto tra eletto ed elettore. Anzi, contrariamente all’opinione diffusa, lo iato tra cittadini e forze politiche sembra allargarsi parallelamente all’ulteriore consolidamento del legame diretto con il leader. Nelle consultazioni amministrative degli anni passati gran parte dei cittadini sceglieva innanzitutto una lista da votare e, solo conseguentemente, un candidato a sindaco o a presidente di regione.
In questo periodo il comportamento degli elettori assume un profilo del tutto invertito: una quota sempre più significativa di coloro che si recano alle urne decide di votare solo il candidato presidente, saltando completamente la mediazione dei partiti. Si tratta di un fenomeno che non possiede particolare coloritura politica e che sembra caratterizzare tanto i sostenitori di centrodestra che quelli di centrosinistra.
La spiegazione più immediata riconduce alla crisi delle forze politiche organizzate, individuando l’origine di questa dinamica nella loro perdita di senso e credibilità. E' però forse il sistema politico - istituzionale nel suo complesso a essere chiamato in causa: la sua inadeguatezza quasi strutturale a fornire risposte alle attese dei cittadini, l’immobilità del dibattito che lo attraversa, l’incapacità di disegnare un orizzonte condiviso per il futuro del Paese.
Di questo gli elettori paiono perfettamente coscienti e alla poco edificante fotografia dei vizi del sistema offerta quotidianamente dai media reagiscono optando per il consenso diretto, senza mediazione alcuna.
Tale legame può avvantaggiarsi di ulteriori elementi di rinforzo se inscritto in una cornice locale, dove la particolare prossimità, anche “fisica”, tra elettore ed eletto favorisce l’instaurarsi di meccanismi identificativi e una minore opacità delle dinamiche della relazione. Il portato di tutto ciò assume indubbiamente un profilo non univoco.
Se l’immediata identificabilità tra persona e carica elettiva agevola l’ individuazione delle responsabilità dell’azione politica, l’eccesso di protagonismo dei vertici di comando, d’altronde, espone l’amministrazione al rischio di fenomeni degenerativi. Non ultimo, la perdita del senso della propria missione che, è bene ricordarlo, trova nel perseguimento dell’utilità collettiva piuttosto che nel nutrimento del proprio quoziente di popolarità e potere la sua unica e vera ragione d’essere.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






