Pedofilia nel clero, è stato il giorno più lungo
IL CASO. In Olanda, Italia e Austria nuove denunce di violenze compiute da sacerdoti. Situazione tesa in Germania. La Santa sede all’Onu: «Chi ha sbagliato non ha scuse».
Austria, Olanda, Germania, Irlanda, Italia, Città del Vaticano. L’onda lunga delle denunce che stanno portando alla luce migliaia di violenze pedofile compiute negli ultimi 60 anni in Europa da preti e suore cattolici ha raggiunto ieri l’apice dall’inizio del 2010. Nell’arco della giornata, notizie di nuovi casi di abusi scoperti o denunciati nelle scuole gestite da uomini del Vaticano si sono alternate a frenetiche dichiarazioni delle gerarchie ecclesiastiche impegnate ad assicurare che ovunque sarà fatta chiarezza e saranno intraprese le misure necessarie per impedire altre violenze. In Germania, poi, si è arrivati sull’orlo del paradossale scontro diplomatico tra Santa sede e governo diretto dalla cristiano-democratica Angela Merckel. Non proprio i presupposti ideali per l’incontro che si svolge oggi in Vaticano tra il Papa e il presidente della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, per discutere degli scandali che hanno travolto nelle scorse settimane importanti istituti cattolici a Ratisbona, Essen, Monaco, Berlino e Magonza.
Questa la fredda cronaca. I sacerdoti e religiosi che hanno commesso abusi sui minori «non hanno scuse» e la Chiesa si sta impegnando attivamente «per porre fine a questo serio problema». Così l’osservatore permanente presso le agenzie dell’Onu a Ginevra, monsignor Silvano Tomasi, è intervenuto all’incontro sui diritti dei bambini, nell’ambito della 13esima sessione del Consiglio dei diritti umani. Le parole di Tomasi venivano battute dalle agenzie proprio mentre dalla vicina Austria giungeva la notizia che tre preti cattolici del monastero di Kremsmuenster sono stati sospesi dalle funzioni sacerdotali per presunti abusi sessuali e maltrattamenti - avvenuti negli anni 80 - nei confronti di alcuni ragazzi della scuola gestita dal monastero.
Uno dei tre religiosi, 75enne, ha ammesso le violenze. Più a nord, in Germania, la tensione tra la Chiesa locale e il governo Merckel è oramai altissima. Il progetto di legge governativo volto a tutelare maggiormente i minori nelle scuole sarà presentato al Parlamento tra pochi giorni. Ma ieri la questione è passata in secondo piano dopo che il vescovo di Ratisbona, Gerhard Mueller, ha attaccato la ministra della Giustizia tedesca, Sabine Leutheusser-Scharrenberger, accusandola di far parte di una sorta di massoneria che vuole depenalizzare la pedofilia e che quindi non avrebbe i titoli per criticare il Vaticano per l’atteggiamento “omertoso” tenuto di fronte allo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica tedesca. Passiamo in Olanda, dove le denunce di presunti casi nelle scuole cattoliche del Paese risalenti agli anni ‘50-’70, raccolte nell’inchiesta indipendente avviata dalla Chiesa locale, hanno toccato ieri quota 350.
E poi in Italia, precisamente a Bolzano, dove un insegnante altoatesino, ha raccontato all’Ansa di un clima di intimidazione in un collegio, ricordando episodi vissuti quando aveva dai 12 ai 15 anni con il direttore del coro «che ripetutamente puniva i ragazzi con una frusta, colpendoli alle mani o al viso». Infine l’Irlanda. Nel ribadire l’intenzione di fornire la massima collaborazione alle autorità locali impegnate nelle indagini relative ai rapporti Ryan e Murphy (in cui sono stati rilevati migliaia di casi di violenza commessi nelle scuole cattoliche locali tra gli anni 50 e l’inizio di questo secolo) i vescovi irlandesi hanno emesso una nota in cui affermano di essere «consapevoli» che quanto finora dichiarato è solo «una parte di un processo a lungo termine di rinnovamento della Chiesa in Irlanda».
Ancora nessuna notizia, invece, dell’attesa lettera pastorale di papa Ratzinger ai fedeli dell’isola britannica. Annunciata a dicembre scorso per la seconda metà di febbraio, potrebbe essere pubblicata entro la metà di marzo.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







