Piange per il telefono
RAI-AGCOM. Il ministro Alfano spedisce a Trani gli ispettori per indagare sulla fuga di notizie pubblicata da "Il Fatto". Berlusconi, intanto, torna ad attaccare la magistratura: «Getta fango su di noi e detta e i tempi della campagna elettorale».
Reazione immediata doveva essere e reazione immediata è stata. Su tutta la linea. Smontare e sminuire tutto. Subito. A prescindere. Sul fronte politico e su quello giudiziario. Alzando un muro di protezione. Per tutti i personaggi coinvolti.
Il giorno dopo le rivelazione de Il Fatto sulle pressioni che sarebbero state esercitate dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sull’Agcom per fermare alcuni programmi televisivi, in particolare Annozero, è stato un susseguirsi di smentite, di alzate di spalle. «L’inchiesta di Trani - ha dichiarato il ministro della Giustizia, Alfano - evidenzia almeno tre gravissime patologie che sono chiare anche allo studente che affronta all’università l’esame di procedura penale». Questo per annunciare che «oggi stesso invierò gli ispettori a Trani per andare a verificare cosa è successo».
A titolo di cronaca, le tre patologie evidenziate dal guardasigilli sono: «Un problema gravissimo di competenza territoriale, un secondo problema di abuso delle intercettazioni, e un terzo che riguarda la rivelazione del segreto d’ufficio». Appena venuto a conoscenza dell’articolo de Il Fatto, Alfano si era detto deciso ad andare avanti sul ddl per bloccare la diffusione sulla stampa delle intercettazioni telefoniche, anche quando non siano coperte da segreto. Il disegno di legge dovrebbe essere votato dal Senato dopo le elezioni regionali di fine marzo. All’annuncio di Alfano, è seguita immediata la risposta della Procura pugliese: «Siamo qui a disposizione - dice il procuratore Carlo Maria Capristo - State tranquilli, lasciateci lavorare con riservatezza, tranquillità e professionalità. Fermatevi a quello che ci siamo detti ieri (venerdì, ndr): non ci sono comunicazioni per la stampa».
Una scelta, quella del ministro, che non piace al Pd. La capogruppo alla commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, la critica duramente: «Ci spiace che con queste sue continue attenzioni alle questioni personali processuali del premier e con questo suo uso privato della politica venga sempre più svuotato il ruolo istituzionale con il rischio concreto di trasformarsi in ministro ad personam». Dal salotto amico del tg4, Berlusconi, assai infastidito dall’ennesimo can can mediatico che lo vede protagonista ha affermato di occuparsi «di cose serie, non di cose ridicole e addirittura grottesche». Per quanto concerne la Rai il premier ha detto di aver «sempre ritenuto inaccettabile, come lo ritengono inaccettabile tutte le persone di buon senso, che si sottopongano a processi in tv delle persone che sono già sotto processo davanti ai giudici e che si accusano in tv di tutto con ferocia e senza dare loro la possibilità di difendersi. E ho sempre chiesto a destra e a manca - ha aggiunto il Berlusconi - che si facessero esposti in tal senso all’autorità apposita per le comunicazioni perché assumesse gli opportuni provvedimenti». Incurante del documento proposto dalla prima commissione del Csm dei giorni scorsi, con cui gli si chiede di interrompere la linea di attacchi continui che mettono in pericolo «l’equilibrio tra poteri alla base della democrazia», Berlusconi è tornato ad attaccare la magistratura che «a 15 giorni dal voto sta intervenendo gettando fango su di noi e dettando i tempi e i temi della campagna elettorale. Questo in una democrazia è inaccettabile».
Sul fronte giudiziario, viene definita una «fantasiosa ricostruzione giornalistica» la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Già venerdì fonti investigative avevano escluso che fossero pendenti dinnanzi al gip richieste di misure interdittive sia per Berlusconi sia per Innocenzi, a carico dei quali sarebbero in corso le indagini. Le stesse fonti specificano che il pm Michele Ruggero era in procinto di inviare al giudice Roberto Oliveri Del Castillo richieste di interdizioni dopo aver ricevuto i verbali di tutte le intercettazioni telefoniche.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







