In piazza contro il governo

Paolo Tosatti
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THAILANDIA. Domani a Bangkok le Camicie rosse, favorevoli a un ritorno dell’ex premier Thaksin, manifesteranno per chiedere nuove elezioni. Promettono una marcia di un milione di persone. Ma il movimento è ormai spaccato.

Sarà uno schieramento di 50mila uomini delle forze di sicurezza ad accogliere la manifestazione antigovernativa attesa per domani nella capitale tailandese. Una marcia pacifica di «un milione di persone» per chiedere al premier Abhisit Vejjajiva nuove elezioni: questa la promessa delle Camicie rosse, lo United front for democracy against dictatorship (Udd), fronte favorevole a un ritorno dell’ex premier Thaksin Shinawatra, deposto da un colpo di Stato militare nel settembre del 2006. 
 
I manifestanti accusano l’attuale premier di essere salito al potere illegalmente, formando una coalizione parlamentare con l’aiuto dell’esercito che ha rovesciato Thaksin con un golpe non violento. Già da alcuni giorni hanno iniziato a radunarsi in molte zone del Paese, soprattutto nelle regioni rurali del Nord Est, e a confluire nei quartieri periferici di Bangkok. La loro intenzione è quella di riunirsi domani nelle piazze della capitale per poi convergere pacificamente verso i palazzi del potere, facendo pesare la forza dei numeri. «Vogliamo chiedere alle autorità il ritorno della vera democrazia. Vogliamo che il governo restituisca il potere al popolo», ha dichiarato Veera Musikapong, una dei leader della protesta.
 
Lo scorso aprile le Camice rosse assediarono la sede del governo e paralizzarono il traffico di Bangkok per diverse settimane: per rimuovere le barricate l’esecutivo decise di far intervenire l’esercito; negli scontri che seguirono persero la vita almeno due persone e un centinaio rimasero ferite. Da allora però il movimento pro Thaksin ha perso la sua originaria compattezza, scindendosi in una serie di sottocorrenti in contrasto tra loro, alcune delle quali chiedono un cambio del sistema politico a prescindere dal futuro che sarà riservato all’ex premier. I cui trascorsi poco limpidi, ancora all’esame dei giudici, non hanno certo contribuito a rinsaldare il movimento favorevole al suo ritorno.
 
Appena due settimane fa la Corte suprema tailandese ha disposto il sequestro di 46 miliardi di baht (circa un miliardo di euro, metà del suo patrimonio) a Thaksin, ritenuto colpevole di aver approfittato del suo ruolo politico per arricchirsi personalmente. L’ex leader si era già visto confiscare 1,7 miliardi subito dopo il colpo di Stato. Attualmente in esilio dopo aver scontato due anni di prigione, Thaksin vorrebbe adesso rientrare in Thailandia, evitando il carcere e continuando ad avere un ruolo politico di rilievo.
 
Ma a fronte delle roboanti promesse numeriche dei suoi sostenitori dell’Udd, gli analisti ritengono che difficilmente i dimostranti supereranno cifre a cinque zeri. Intanto da giovedì le autorità hanno decretato lo stato d’emergenza e la sicurezza nella capitale è stata affidata all’Internal security operations command, un reparto militare speciale. Il premier Abhisit lo ha già sperimentato sulla propria pelle e lo sa bene: con le Camice rosse è meglio non rischiare.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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