Piccole province crescono

Gianpaolo Silvestri

BUROCRAZIA. Stando ai proclami del presidente del Consiglio e al viscerale umore “anticasta” presente nel Paese, dovevano già essere soppresse. Ma è d’uopo prendere atto che qualsiasi progetto di riforma non riesce a scalfire quei 110 centri di potere che sono le Province italiane.

Stando ai proclami del Presidente del Consiglio e al viscerale umore “anticasta” presente nel Paese, dovevano già essere soppresse. Ma è d’uopo prendere atto che qualsiasi progetto di riforma non riesce a scalfire quei 110 centri di potere che sono le Province italiane. In realtà di quelle promesse elettorali di Berlusconi - due anni dopo - non vi è più traccia. In compenso sono stati istituiti nuovi enti provinciali anche negli ultimi anni: ben sette.
 
l record spetta alla regione della Sardegna, non solo per averne 8 in un territorio abitato da 1 milione 600 mila persone, ma anche perché ne ha viste proliferare recentemente altre quattro: Medio Campidano (105.400 ab.), Carbonia Iglesias (131.890 ab.), Olbia Tempio (138.334 ab.) e quella d’Ogliastra (solo 58.389 abitanti, la più piccola d’Italia). Su tutto il territorio nazionale si contano ben 19 province con meno di 200 mila residenti (Isernia, ad esempio, d’abitanti ne conta 89 mila). Perché i politici di destra e sinistra le difendono a spada tratta? Nuovi incarichi, carrozzoni e poltrone da moltiplicare con relativo fiume di risorse in arrivo, è la scontata risposta.

 

L’attenzione ora è tutta per i decreti attuativi del federalismo fiscale che delegherà agli enti intermedi tra Regioni e Comuni una buona fetta di competenze alle quali – ovviamente - dovranno corrispondere risorse adeguate. A oggi il costo pro capite dell’ente Provincia per ciascun cittadino è stimato in circa 160 euro l’anno. Anche il cosiddetto decreto taglia-poltrone del ministro Calderoli ha dovuto fare i conti con la lobby degli amministratori, di destra e sinistra, figurarsi se è oggi immaginabile la soppressione tout court dell’ente provinciale.  Il premier pontificava: «Dal momento della fondazione delle Regioni, tutti si aspettavano l’abolizione delle Province. Abbiamo calcolato che se ne ricaverebbe un risparmio di dodici miliardi d’euro» mentre, di rimando, Walter Vitali, senatore del Pd: «Il problema non è la soppressione delle Province, soluzione semplicistica e improponibile. Sono enti intermedi che esistono in tutta Europa. Quel che noi proporremo sarà mantenerle come istituzioni, ma eliminando il ceto politico, con consigli composti solo dai rappresentanti dei comuni».
 
Una buon’idea. Ricordiamo che le Province tra altro organizzano e gestiscono corsi di formazione professionale per una spesa di 800 milioni di euro; sovrintendono ai Centri per l’impiego per 500 milioni; gestiscono il trasporto pubblico extra urbano per 1,3 miliardi; si occupano di promozione turistica e sportiva per 550 milioni. I 61.000 dipendenti assorbono 2 miliardi 450 milioni di euro, pari al 25 per cento del budget. Abbiamo poi i compensi dei 4.207 amministratori (107 presidenti, 107 vicepresidenti, 863 assessori, 107 presidenti dei Consigli, 3.023 consiglieri): sono i “politici” provinciali, ai quali sono destinati 119 milioni d’euro l’anno. Capiamo allora perché siano già state presentate 21 richieste per istituire nuove province, da quella di Sibartide-Pollino a Lanciano-Vasto-Ortona a Frentania (quattro capoluoghi!), dal Canadese e quella delle Valli di Lanzo. Rotondi da solo ne ha richieste otto: Sulmona, Bassano del Grappa, Marsi, Sibartide-Pollino, Melfi, Aversa, Venezia Orientale e Avezzano. Un record da vecchio democristiano.

 

 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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