Piemonte Movie, locale e globale a braccetto

Luciano Del Sette
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CINEMA. “The stranger edition”: dal 4 al 12 marzo a Torino la storica rassegna che mette in concorso i cortometraggi di autori regionali, ma guarda al resto del mondo nelle sue cinque sezioni attraverso un occhio cinematografico attento. In gara 168 opere da tutto il Piemonte, cui si aggiungono altre 25 fuori concorso. Tra le tante iniziative, presso lo Studio Ph22 a Moncalieri, una mostra fotografa su Fred Buscaglione a cinquant’anni dalla sua scomparsa.

“Niente di questa città mi è mai appartenuto. Avevo pensato di bruciarla. Ma forse il suo contenuto si rivelerà utile per qualcuno, per far rinascere una passione o per un progetto. Non se la prenda a male se Le dico che, da bambina, spesso giocavo da sola sulla soglia di casa. Per la strada passavano ragazzine della mia età in compagnia dei genitori. Non ho mai avuto il coraggio di cercare di fermarle, solo per il tempo di un girotondo o di un sorriso”. Così, nel romanzo Teresa in mille pezzi, Lyonel Trouillot, haitiano, uno dei più grandi scrittori viventi di area francofona, riassume il senso dell’estraneità a un luogo e alla sua gente da parte di chi non appartiene loro. Estraneo, in inglese si traduce “Stranger”, parola/filo conduttore della decima edizione di Piemonte Movie (dal 4 al 12 marzo), storica rassegna torinese che mette in concorso i cortometraggi di autori regionali, ma guarda al resto del mondo, nelle sue cinque sezioni, attraverso un occhio cinematografico attento e sensibile. The stranger edition coincide con un piccolo, significativo, cambiamento: Piemonte Movie Film Festival aggiunge “gLocal” al suo nome.
 
Per ribadire, sono parole del direttore Alessandro Gaido, che «nessuna arte più del cinema possiede uno spirito per sua natura globale ma, allo stesso tempo, nessuna arte più del cinema ha la necessità di radicarsi localmente per poter produrre talenti ed eccellenze sul territorio». Locale e globale, Torino lo è sempre stata, forse più per forza di cose che per vocazione. Sicuramente locale, al punto da avvolgere la città dentro un’immagine totalizzante, era la Fiat degli anni Sessanta. Ma quando le fabbriche di Mirafiori e del Lingotto chiesero altre braccia, la Fiat le chiamò dal Sud della penisola, e arrivarono i “terùn”. Nacquero conflitti sociali con i cartelli “affittasi solo a piemontesi”, l’apartheid in chiave sabauda, i quartieri ghetto. Poi, a passi lenti, l’integrazione. Giusto il tempo di non sentire più la diversità degli accenti siciliani, pugliesi, calabresi, ed ecco che altri, più che mai indecifrabili, iniziarono a risuonare per le strade intorno alla stazione ferroviaria di Porta Nuova, nelle periferie un tempo soltanto operaie, nell’area del gigantesco mercato di Porta Palazzo.
 
Siamo a metà degli anni Ottanta. Local e global vuol dire che Tori xenofobie leghiste. Suonerebbe eccessivo affermare che oggi il traguardo della convivenza sia stato tagliato. Tuttavia, i segnali di ottimismo sono forti. Arrivano, ad esempio, dal quartiere di San Salvario, dove accanto a un ristorante piemontese c’è una kebaberia, di fianco alle vetrine di un artigiano si aprono quelle di un negozio alimentare rumeno, la sera si tira tardi nei locali ascoltando la musica di Dakkar e quella dei Subsonica. Facciamo un passo ancora nell’estraneità. Un passo cinematografico, per ricordare che Torino, rispetto alla Settima Arte, è divenuta “stranger” ingiustamente, dopo esserne stata luogo di nascita e terra di fortune.
 
Ci sono voluti decenni prima di una “rivincita” che ha due simboli eloquenti: lo splendido Museo del Cinema, un unicum in Europa, visitato ogni anno da decine di migliaia di turisti; il Torino Film Festival, ex Cinema Giovani, che si è afferma Piemonte Movie è “creatura” del Torino Film Festival, pur godendo di un’assoluta indipendenza di scelte. Nel suo decennio di vita ha svolto egregiamente il lavoro di vetrina e trampolino di lancio per gli autori di corti. Prova ne sia, nella sezione del concorso “Spazio Piemonte”, l’omaggio ai gemelli Gianluca e Massimiliano De Serio, giovanissimi registi torinesi, vincitori di premi nazionali e internazionali, che proprio dal cinema breve hanno iniziato la loro bella carriera. In gara, quest’anno, 168 opere da tutto il Piemonte, cui si aggiungono altre 25 fuori concorso.
 
La novità è costituita dai videoclip musicali, mentre sempre più forte è la presenza dello sguardo femminile dietro la lente dell’obiettivo. Importante anche la partecipazione di lavori collettivi, di corti di animazione, di trame dedicate all’arte, di storie a sfondo horror (piccoli Dario Argento cresceranno nella città prediletta dal Maestro di Profondo Rosso?). A presiedere la giuria, Margherita Fumero, attrice per lungo tempo in simbiosi comica con Enrico Beruschi. Una decennale vetrina “Panoramica Film” accoglie i lungometraggi girati nel 2009 e ambientati a Torino e in Piemonte. Scelta eccellente, quella di privilegiare i lavori autoprodotti e a basso costo, ignorati o quasi dalla distribuzione. Si vedrà, anteprima nazionale, Le stelle inquiete, di Emanuela Piovano, frammento narrativo della breve vita della filosofa francese Simone Weil. Chi sia George Ardisson, il pubblico lo scoprirà nell’inchino di Piemonte Movie a un attore sabaudo degli anni Cinquanta e Sessanta, chiamato sul set, tra gli altri, da Lamberto Bava e Sergio Corbucci.
 
George ha vestito i panni dell’Agente 353, di Sartana e di Zorro. “Panoramica Doc” passa in rassegna numerosi documentari girati dentro i confini piemontesi, e Magdalena, di Alejandro de la Fuente, aprirà il Festival. Il lavoro, ispirato al film Trevico-Torino, viaggio nel FiatNam, girato da Ettore Scola nel 1973, racconta le difficili e spesso drammatiche condizioni della comunità romena nel capoluogo piemontese. A discuterne in sala, lo stesso Scola, insieme a Diego Novelli. Ospite della sezione, Alberto Signetto, navigatore di lungo corso nel mare del documentario, cui è dedicata una retrospettiva. Da non perdere la proiezione di Radio Singer, del regista Pietro Balla, presentato all’ultimo Torino Film Festival.
 
Il lavoro precedente di Balla, Thyssenkrupp Blues, superava di parecchie lunghezze, per sincerità di intenti e densità del linguaggio cinematografico, La fabbrica dei tedeschi di Mimmo Calopresti. L’anima globale di Piemonte Movie si evidenzia nei percorsi di “Terre di Cinema”, progetto avviato lo scorso anno con il Festival Europeo del Cortometraggio di Brest, che nel 2010 coinvolge il Comedy Cluj International Film Festival (Romania), il Festival Centovalli (Svizzera) e la Filmakademie Baden-Württemberg (Germania). Qui sfileranno i corti piemontesi premiati in Europa, con l’obiettivo di costruire una rete di rapporti estesa a tutto il vecchio continente. Personaggio simbolo, celebrato con un omaggio, il giornalista e artista torinese Guido Hess Seborga (1909/1990), sostenitore infaticabile di un dialogo necessario tra realtà culturali diverse. Infine Area 31, memoria e valorizzazione delle produzioni di ieri e di oggi della Rai di Torino.
 
Sullo schermo, il “genere giallo” con lo sceneggiato Philo Vance, 1974, protagonista Giorgio Albertazzi; i documentari di Davide Demichelis per la trasmissione Timbuctù; un ricordo di Mike Bongiorno (Il Mike nazionale mosse i suoi primi passi professionali proprio dalla Rai di via Verdi), nell’incontro con il figlio Nicolò e la giornalista Alessandra Comazzi. A completare il programma, i Focus, che spaziano dal Gianni Rodari di “Tante storie tra radio, tv e cinema” a “Razza Operaia” che, nel corso di una giornata, punta tutta la sua attenzione sulla figura di Adriano Olivetti. Immagini fisse, ma di sicura suggestione, quelle di due mostre fotografiche. La prima, ospitata nella Biblioteca Civica Arduino di Moncalieri, ricorda la fondatrice del Museo del Cinema Maria Adriana Prolo; la seconda, presso lo Studio Ph22, sempre a Moncalieri, abbraccia e rimpiange Fred Buscaglione a cinquant’anni dalla sua scomparsa.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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