Pomos, la mobilità è sostenibile

Manuela Caserta (Terra Lazio)
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BUONE PRATICHE. Intervista a Massimo Frattale Mascioli, responsabile scientifico del centro di eccellenza tecnologica.

Polo per la mobilità sostenibile è un centro di sperimentazione tecnologica attivo nella Regione Lazio, un punto d’eccellenza voluto dai Verdi. Le attività di ricerca servono a fornire un sostegno alle imprese che operano nell’ambito della mobilità sostenibile e che in particolare mirano alla creazione di macchine e motori a propulsione ibrida, termoelettrica o totalmente elettrica. Ne parliamo con il professor Massimo Frattale Mascioli, docente di Elettrotecnica e teoria dei circuiti presso la facoltà di Ingegneria dell’università Sapienza di Roma, e responsabile scientifico del Pomos.
 
Perché nasce il Pomos?
Nasce dalla storia di un gruppo di professori e ricercatori della Sapienza che sentivano l’esigenza di trovare spazi nuovi. Grazie all’iniziativa e all’appoggio del comune di Cisterna di Latina abbiamo potuto anche disporre di spazi importanti e un po’ di risorse economiche per avviare nuovi laboratori. Quando mi sono trovato a partecipare ai primi incontri con la Regione devo confessare che ho buttato là le mie idee con l’incoscienza e la purezza di chi non ha nulla da perdere e non ha obiettivi nascosti. Mi sono accostato ai primi incontri con i mille pregiudizi di chi non è avvezzo a frequentare i tavoli della politica ma mi sono presto ricreduto, ho trovato negli interlocutori dell’assessorato, in primis Claudia Bettiol e Francesco Alemanni, uno spirito di collaborazione molto valido. 
 
Il Polo nasce sotto forma di cluster di circa 40 imprese. Una sinergia tra imprese, ricerca e istituzioni. 
Ho avuto fortuna e intuito nel capire che a noi si chiedeva di uscire un po’ dallo stereotipo del professore universitario. Siamo abituati a pensare che uno dei principali obiettivi della nostra attività sia quello di accumulare titoli nel nostro curriculum. Qui bisognava tirar fuori anche altri “indicatori di qualità”. Così mi sono avvalso dell’esperienza di sette anni trascorsi in azienda prima di approdare all’università e ho cercato adesioni all’iniziativa da parte delle imprese, soprattutto Pmi. La risposta è stata veloce e numericamente importante. In poco tempo abbiamo raccolto decine di adesioni. Questo risultato è stato decisivo per la nascita di Pomos. Non saprei dire se siamo un’eccezione nel sistema italiano, spererei proprio di no. Insomma, Pomos non è nato dall’alto, pianificandolo a tavolino e collocandolo nel sistema, ma dal basso, raccogliendo diverse esigenze, e poi si è cercato di dargli una giusta collocazione nel sistema. Ora è difficile pensare a noi stessi senza tener in conto le varie anime: istituzionale, delle imprese (alcune “vivono” nella nostra sede) e della ricerca. Più che di sinergia parlerei di un piatto unico con vari ingredienti.
 
Avete partecipato insieme a queste imprese a bandi di ricerca.
Stiamo raccogliendo i primi frutti del nostro lavoro: due nostre proposte nei Por regionali (frontiera tecnologica) sono ai primi posti della valutazione, un progetto europeo del 7° Pq ci è già stato finanziato e altri due sono in corsa; siamo coinvolti in un progetto di Industria 2015 già finanziato, mentre un altro nella voce Made in Italy ha superato molto bene la prima valutazione e siamo in attesa dell’esito finale. In quest’ultimo caso siamo riusciti a coordinare ben ventiquattro interlocutori aziendali. Attualmente, abbiamo attivi una sessantina di accordi quadro con Pmi, consorzi e anche alcune grandi imprese. 
 
Quali sono i programmi futuri? 
Il Pomos nasce con una convenzione triennale di 2,5 milioni di euro che è attiva da febbraio 2008. In qualità di responsabile scientifico, la mia attività deve essere in questa fase quella di attrezzare i nostri laboratori e quella di costituire una squadra autorevole di ricercatori. Nonostante ritardi nella disponibilità dei fondi, direi che siamo abbastanza allineati con il programma. Abbiamo diversi laboratori attrezzati e una ventina di giovani ricercatori. Stiamo inoltre delineando una seconda convenzione per il biennio 2011-2012, con uno stanziamento di 2 milioni di euro e che avrà come obiettivo quello del trasferimento tecnologico alle Pmi. La nostra visione della mobilità sostenibile è prevalentemente tecnica, da ingegneri, e non potrebbe essere altrimenti. Pertanto i progetti vanno nella direzione dei sistemi di trazione ad alta efficienza e delle infrastrutture per la mobilità sostenibile. Il Pomos era appena nato ma i ricercatori che sono confluiti in esso operavano da anni in questo campo. Così, il professor Leone Martellucci ha schierato i suoi prototipi di supercar ibride già realizzate in precedenza opportunamente aggiornate. E ad esse si è aggiunta la nuova nata, la Bizzarrini P538H, che ha avuto l’onore di essere ad un’importante esposizione a Tokyo. 
 
Parliamo del progetto “Ventotene, isola a emissioni zero 2”.
Il progetto assume per noi una valenza simbolica, per la possibilità di sperimentare un sistema completo di mobilità sostenibile costituito da una flottiglia di veicoli elettrici, alcuni prototipali, di una infrastruttura di ricarica e di un sistema telematico di controllo della flotta e di monitoraggio dei dati. Tutto questo, integrandoci con la fase 1 del progetto che prevedeva la realizzazione di sistemi fotovoltaici di generazione elettrica. La sperimentazione è in corso e si concluderà, per quanto ci riguarda, la prossima estate. Resteranno sull’isola delle strutture permanenti che entreranno in  esercizio. Abbiamo imparato moltissimo e Ventotene è diventato una sorta di format replicabile. Stiamo già avviando un processo analogo nel comune di Cisterna di Latina.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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