Regioni contro gli Ogm

Giulio Finotti (Terra Lazio)

AGRICOLTURA. In Emilia Romagna una norma, voluta dai Verdi, vieta temporaneamente la coltivazione degli organismi geneticamente modificati. Ma dopo le regionali si punta a una legge di iniziativa popolare.

Una legge di iniziativa popolare per dire no alle coltivazioni di organismi geneticamente modificati. È in questa direzione che, in Emilia Romagna, si stanno muovendo i comitati contrari all’immissione nel ciclo dell’agricoltura italiana degli Ogm. A far accelerare i tempi è stata la recente approvazione da parte della Commissione europea della possibilità di coltivazione, in campo aperto, di un tipo di patata geneticamente modificata (la Amflora prodotta dalla Basf), oltre a tre nuove varietà di mais Ogm destinate alla commercializzazione per l’alimentazione degli animali. Un’iniziativa, questa dell’Emilia Romagna, che potrebbe rappresentare un’avanguardia nella battaglia contro l’avanzamento delle colture Ogm.
 
Al momento vige una legge (la numero 25 del 2004) che prevede il divieto temporaneo di coltivazione Ogm, fino all’approvazione del Piano di coesistenza, che dovrà essere siglato nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni. Una norma nata da una proposta di legge dei Verdi, che chiedevano però il divieto assoluto. Si arrivò poi alla attuale legge in vigore dopo una mediazione tra la proposta del Sole che ride e quella della giunta regionale. Ma adesso i Verdi, con Daniela Guerra (consigliere uscente), e Marco Mascagni (candidato consigliere alla Regione), intendono dare una svolta definitiva alla lotta contro gli Ogm. Si partirà subito dopo le elezioni regionali, con la raccolta delle 5.000 firme necessarie per la presentazione di una legge di iniziativa popolare. Il comitato promotore è già costituito.
 
Ne fanno parte oltre ai Verdi, molte associazioni cittadine e del biologico, Daniela Guerra (presidente dei Verdi della provincia di Bologna), Marco Mascagni (di NaturaSi Bologna), Paolo Carnemolla (presidente di Prober, associazione produttori biologici e biodinamici), Lucio Cavazzoni (del Consorzio apicoltori-biologici italiani), Fabia Montalbani (presidente Aiab Emilia Romagna), Gabriella Meo (assessore della Provincia di Parma) e Cinzia Morsiani (presidente regionale Wwf). Rendere l’Emilia Romagna la prima regione “Ogm-free” è stato il tema di un incontro che si è tenuto lunedì scorso a Bologna, in cui erano presenti anche il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, e quello della Regione, Vasco Errani. «Il presidente della Regione Errani ci ha garantito che resterà il divieto di coltivazione di Ogm - ha dichiarato Bonelli - e che in Conferenza Stato-Regioni ne proporrà il blocco in tutta Italia».
 
Una battaglia, quella sugli Ogm, che ha avuto proprio di recente un’importante tappa in Friuli Venezia Giulia, dove un coltivatore si è opposto ad una delibera regionale che vietava la coltivazione di Ogm. Tar e Consiglio di Stato gli hanno dato ragione, anche se per ora non vi è la notizia di inizio delle coltivazioni Ogm. Con una legge regionale però - sostiene Mascagni - si può stabilire un divieto definitivo, senza andare incontro a ricorsi. La battaglia è aperta, e avrà sicuramente importanti risvolti politici. L’agricoltura infatti è un tema di pertinenza delle Regioni, potrà un governo con una forte componente federalista, qual è la Lega Nord, opporsi alle decisioni delle singole Regioni?  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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