Reti elettriche intelligenti. Una sfida globale per il futuro

Emanuele Bompan
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ENERGIA. Investimenti record in Cina, quest’anno, per implementare la griglia nazionale. Bene anche l’Europa.
Gli Stati Uniti hanno incrementano i finanziamenti, ma sono ancora alla ricerca di adeguati standard legali e tecnici.

La sfida del futuro è costruire super reti elettriche intelligenti, note anche come smart grid, al fine di avere infrastrutture per sostenere la transizione dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili, alimentare nuove generazioni di veicoli elettrici e sostenere l’aumento demografico. Solare ed eolico non producono la corrente in modo costante. Basta una giornata nuvolosa o un pomeriggio di calma piatta e pannelli solari e pale eoliche smettono di produrre energia. Serve quindi una griglia elettrica intelligente per accumulare i surplus energetici e gestire i momenti di stasi, con dorsali di cavi per trasportare corrente elettrica dalle regioni più remote come il ventoso Mare del Nord o il soleggiato Deserto del Sahara, e reti locali per alimentare e ricaricare veicoli elettrici e sistemi fuel-cell. 
 
Una corsa tecnologica di primaria importanza strategica che Cina, India Usa ed Europa stanno prendendo molto sul serio. Obama fin dall’inizio del suo mandato ne ha fatto un punto centrale della sua rivoluzione energetica. «Oggi servono le autostrade per le fonti rinnovabili che conducano corrente pulita in ogni casa», ha sostenuto lo scorso anno il presidente quando annunciò la notevole cifra 3,4 miliardi di dollari di finanziamenti per la smart grid a stelle e strisce. Oggi quella cifra è raddoppiata. Secondo un’analisi di Zpryrme, un istituto di ricerca texano, i finanziamenti provenienti nel 2010 sono saliti a 7,1 miliardi di dollari. 
 
I cinesi fanno persino meglio. Pechino quest’anno investirà 7,3 miliardi, 200 milioni in più degli Usa. Somme ingenti che fanno gola sia a gruppi cinesi come Zhuzhou, Csr Times ed Electric Co Ltd, nuove star degli stock market asiatici, sia a corporation americane consolidate come General Electric, Ibm, e Hp. «La Cina sta costruendo una smart grid con una velocità e un aggressività superiore a qualsiasi altro Paese», ha dichiarato Brad Gammons, vicepresidente di Ibm Global Energy & Utilities. Cento miliardi di dollari è la cifra che secondo Min Li, un’analista di Yuanta Securities, la Cina potrebbe spendere per migliorare il suo sistema di distribuzione energetico nei prossimi dieci anni. 
 
Gli esperti del settore guardano con attenzione al confronto tra le due rive del Pacifico. L’impressione è che i due giganti più che aver intrapreso “una corsa agli armamenti energetici”, sembrano strutturare un sistema cooperativo, non immune però della competizione di mercato. Per Zhao Qizheng, portavoce della Conferenza politica consultiva del popolo cinese, «la relazione tra Cina e Usa è come un auto con due piloti. Entrambi hanno freni e ruote, ma devono mettersi d’accordo per guidare nella giusta direzione, altrimenti rimangono dove sono». Le differenze tra i due sono soprattutto legate all’infrastruttura esistente. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la Cina secondo Ma Chan, direttore della Smart Grid Cooperative al Centro  Usa-Cina di Collaborazione sulle energie pulite, «nonostante non abbia un’infrastruttura moderna, avrà vita più facile, perché deve costruire la griglia ex-novo. Gli Usa invece devono adattare il loro complesso sistema, cosa che costerà molto di più». In Usa la griglia elettrica è infatti un dedalo di cavi, dorsali e piloni, frammentato tra centinaia di gestori privati che le gestiscono, altamente interconnesso e dipendente da regolamentazioni differenti. Secondo Jonas Nahm, del Mit: «Serve uno standard legale e tecnico per contatori e reti, come si è fatto per gli indirizzi Ip su internet».
 
Dal canto suo, l’Europa parte decisamente avvantaggiata, essendo oltre 20 anni che legifera e investe in questa direzione. Solo i nuovi membri devono adattare la propria rete elettrica agli standard energetici europei. Secondo gli scienziati entro il 2030 l’Europa grazie allo sviluppo dell’infrastruttura potrebbe basare il proprio approvvigionamento completamente su fonti rinnovabili. In proposito martedì 9 marzo i capi di undici società internazionali si sono riuniti a Londra per presentare l’associazione Friends of the supergrid, un network per supportare lo sviluppo di una rete intelligente e fare lobbying presso i governi dei singoli Paesi Ue. Secondo Gregor Czisch, un consulente indipendente su temi energetici la super smart grid europea (che coprirà parte del Medio Oriente e Nord Africa) sarà composta da oltre 10mila chilometri di cavi aerei e sottomarini e costerà nei prossimi 20 anni oltre 1.500 miliardi. Gli indiani rimangono invece il fanalino di coda dei grandi, con investimenti pubblici piuttosto contenuti. In compenso però, i privati, General Electric su tutti, scalpitano. E c’è da scommettere che il ministro dell’Ambiente indiano Jairam Ramesh sia pronto ad annunciare provvedimenti stile Obama già nei prossimi mesi.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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