Rieducazione urbana alla fiera del sostenibile

Camilla Minarelli* ed Emanuele Bompan *(Esperta di economia alimentare e consumi sostenibili)
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EVENTO. Da "Fa la cosa giusta", festival del consumo responsabile, l’appello delle associazioni: «L’equipe dell’Expo 2015 inizi un discorso serio su green economy, energie e alimentazione».

Prodotti biologici e a chilometri-zero, turismo responsabile, case non inquinanti e vestiti etici: così a Milano si è svolta dal 12 al 14 marzo la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. Giunta alla settima edizione e in crescita rispetto allo scorso anno (+20% espositori), Fa la cosa giusta ha dato spazio a idee e soluzioni per consumare secondo principi di sostenibilità economica, sociale e ambientale.
 
Tra le novità Critical Fashion, dedicata alla “moda critica”; i Servizi Sostenibili per le imprese, lo spazio per servizi di finanza e assicurazioni etiche, la scuola di AltRa Amministrazione organizzata in collaborazione con l’associazione Comuni Virtuosi. A farla da padrone, però, è stato il cibo. Si è parlato molto di “alimentazione urbana” soprattutto per cittadini che hanno sempre più difficoltà a trovare cibo fresco e biologico. Molti i workshop sull’importanza degli orti urbani (in città, o sul terrazzo, grazie al kit “orto sul balcone”) e dei Gas (gruppi acquisto solidale).
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E cambiato, infatti, il ruolo del consumatore: vuole sapere cosa trova nel piatto, da dove viene e come è stato coltivato/allevato il suo pranzo. è quanto è emerso dall’incontro “Consumi alimentari e politiche europee - Abitudini alimentari a sostegno di modelli di produzione e distribuzione sostenibili”, uno dei numerosi momenti di dibattito all’interno della fiera. Da un’indagine condotta nel 2007 da Ipsos per il Movimento difesa del cittadino emerge che il 45 per cento degli italiani controlla la “carta d’identità degli alimenti” - e il 27 dichiara di farlo spesso.
 
Il grosso ostacolo, a parte la mancanza di tempo e il disinteresse, rimane la difficoltà di capire a cosa corrispondono sigle e componenti dai nomi impronunciabili presenti sulle etichette. Se a volte l’elenco degli ingredienti è interminabile, altre volte può risultare carente di informazioni. Come sottolinea Stefania Cecchetti, autrice del libro I mostri nel mio frigorifero, presente alla kermesse, «la legge stabilisce con precisione le percentuali di frutta e zucchero presenti nei succhi di frutta. Ma al consumatore non è dato sapere se si tratti di frutta fresca, congelata, oppure secca e reidratata». Certo rimane sempre valida la regola di Michael Pollan, autore de Il dilemma dell’onnivoro: «Non mangiare alimenti che la tua bisnonna non riconoscerebbe come cibo; non mangiare niente che abbia più di 5 ingredienti o prodotti che non riesci a pronunciare; non mangiare alimenti che non si deteriorano nel tempo. Non sono cibo».
 

Altra questione che si è dibattuto durante la due giorni è il dilemma sui chilometri percorsi dai prodotti che si acquistano ogni giorno. Quale è il senso di comprare acqua imbottigliata a chissà quanta distanza? La fiera ha dato il buon esempio mettendone al bando la vendita. E il pane? Quello acquistato dal forno sotto casa potrebbe essere fatto con farine e lieviti provenienti anche dall’estero. Insomma, come racconta Stefania Cecchetti, «la spesa al supermercato può diventare uno slalom, tra pane in cassetta (da evitare perché contiene alcol etilico), prosciutto cotto (nocivo a causa dei nitrati), pesce spada (a rischio mercurio) e mozzarella di bufala Dop (contraffatta)».
 
Problemi quotidiani, questi, che dovranno avere un ruolo centrale nel futuro Expo 2015, ma che l’associazionismo lombardo e italiano temono rimarranno inascoltati. Il gruppo Fa l’Expo giusto, nato per promuovere coerenza nel consumo critico e stili di vita sostenibili all’interno dell’Expo, ha denunciato alla fine della due giorni milanese come, «gli enti nella programmazione dell’Expo 2015 abbiano lasciato inascoltate le loro richieste e non abbiano partecipato all’evento». Visto il successo di Fa la cosa giusta, sarebbe un’opportunità sprecata non impiegare la strada che porta all’Expo per una campagna di riforma dei nostri consumi alimentari e della tutela del consumatore. E che l’equipe Expo 2015 inizi un discorso serio e articolato con il mondo della vera green economy, delle energie e dell’alimentazione.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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