Rifiuti, l’Ue ci condanna

Rossella Anitori
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GIUSTIZIA. Pesante sentenza da parte della Corte di Lussemburgo che ha accolto il ricorso della Commissione europea. I fatti avvenuti in Campania nel 2007 dimostrano un deficit strutturale che mette in pericolo salute umana e ambiente.

La cura delle discariche e degli impianti di incenerimento rifiuti non ha funzionato: proprio ieri la Corte di giustizia dell’Unione europea ha condannato espressamente  l’Italia. «Il Paese non ha creato una rete adeguata e integrata di impianti di recupero e smaltimento rifiuti - si legge nel provvedimento che accoglie il ricorso della Commissione europea del 2008 -, non ha adottato le misure necessarie per evitare di mettere in pericolo la salute umana e  danneggiare l’ambiente nella regione Campania». Il verdetto della Corte non lascia spazio a dubbi. I cumuli di rifiuti per le strade appaiono come la una punta di un iceberg.
 
Dietro l’emergenza, infatti, si nasconde una disfunzione strutturale consolidata e l’incapacità della politica di affrontare la questione, ma soprattutto di attenersi alle direttive comunitarie. Secondo quanto stabilito dalla normativa europea, infatti, «gli Stati membri hanno il compito di assicurare lo smaltimento e il recupero dei rifiuti, nonché di limitare la loro produzione promuovendo, in particolare, tecnologie pulite e prodotti riciclabili e riutilizzabili». L’Italia, legata com’è a un sistema che privilegia l’incenerimento e le discariche, va nella direzione opposta. Le percentuali raggiunte dalla raccolta differenziata sono ancora marginali e parte di quello che viene raccolto anziché essere destinato agli impianti di recupero e riciclaggio finisce in discarica. E, intanto, in Campania continuano a troneggiare gli oltre sei milioni di ecoballe che non potranno - è l’annuncio dell’assessore regionale all’Ambiente Walter Ganapini - essere bruciate nel termovalorizzatore di Acerra: «Fonderebbero la griglia e farebbero cadere i refrattori».
 
Altro che panacea di tutti i mali. L’Italia, dunque, è venuta meno agli obblighi previsti dalla direttiva Rifiuti, i fatti avvenuti in Campania nel 2007 hanno reso evidente un deficit strutturale a cui non è stato possibile rimediare. è così che i giudici hanno deciso di accogliere il ricorso presentato dalla Commissione europea: restano dunque congelati quei fondi comunitari destinati alla regione che la Commissione aveva bloccato dopo l’avvio della procedura d’infrazione. Si tratta, secondo i dati della Regione, di circa 500 milioni di euro, 300 della programmazione 2007-2013 e 200 relativi ai sette anni precedenti. Dopo la condanna della Corte di giustizia, il denaro tornerà disponibile solo se Bruxelles avrà elementi tali da certificare un ritorno alla normalità. Intanto il Paese paga pegno.
 
Da parte sua, come ricorda la nota della Corte di giustizia, l’Italia ha ammesso che «alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato, gli impianti esistenti e in funzione nella regione erano ben lontani dal soddisfare le sue esigenze reali» ma ha affermato «di aver incrementato il livello della raccolta differenziata e di aver aperto due discariche e costruito altri inceneritori». A sua difesa, l’Italia ha poi portato «inadempimenti contrattuali e comportamenti criminali indipendenti dalla sua volontà» che costituirebbero «casi di forza maggiore». Bruxelles però non si è lasciata intenerire. Per la Corte «né l’opposizione della popolazione, né gli inadempimenti contrattuali e neppure l’esistenza di attività criminali costituiscono casi di forza maggiore che possono giustificare la violazione degli obblighi derivanti dalla direttiva e la mancata realizzazione effettiva e nei tempi previsti degli impianti».
 
L’infiltrazione della criminalità e i traffici illeciti rendono senza dubbio problematica la gestione dei rifiuti: a risponderne però è il pubblico incaricato di organizzare un sistema di smaltimento in linea con la normativa comunitaria e promuovere pratiche virtuose. La tutela della salute e l’integrità dell’ambiente stanno al primo posto. Il cerchio si stringe e l’Italia sarà costretta a cambiare rotta.  

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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