Santiago, dopo il terremoto ecco gli sciacalli del mattone

Andrea Fagioli da Santiago
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CILE. Nella capitale torna la normalità, ma gli abitanti dei quartieri popolari temono nuove scosse e dormono
nelle tende. Viaggio a Villa Olimpica dove le case rischiano di essere abbattute per fare largo a nuove costruzioni.

C'è una zona di Santiago in cui la gente ha paura dello sciacallaggio. Ma non dei saccheggi dei disperati che portano via viveri, acqua e vestiti dai supermercati, o dei delinquenti che approfittano del caos provocato dal terremoto per rubare a chi ha già perso tutto. La gente della Villa Olimpica, uno dei quartieri più colpiti dal sisma qui nella capitale cilena, ha paura degli sciacalli della speculazione edilizia, contro cui, temono, non verranno dispiegati interi reparti dell’esercito e dei Carabineros de la Nacion. La Villa Olimpica è un quartiere brutto. Ma ha un grande pregio che la rende appetibile a tutti i costruttori: quello di essere nel municipio di Nunoa, fulcro della movida nella parte orientale di Santiago e a due passi da avenida Grecia, dove sorgerà a breve una nuova stazione della metropolitana.
 
Qui i prezzi al metro quadrato schizzerebbero in alto, se solo ci fosse modo di abbattere tutti gli squallidi block, casermoni di case popolari, per fare spazio a lussuosi appartamenti o centri commerciali. E qui entra in gioco il terremoto. Gli abitanti credono che questa sia l’occasione giusta per cacciarli e liquidarli a un prezzo irrisorio: un valore che viene assegnato in base a parametri che non tengono conto del valore commerciale e che in ogni zona della città, non solo a Villa Olimpica, è molto più basso del reale. Ana Espina vede la telecamera della troupe straniera e si lancia davanti all’obiettivo cominciando a gridare. «Dovete darci voce, hanno deciso che dovremo andare via.
 
Queste case sono la nostra vita, è tutto quello che abbiamo. Se ci danno 8 o 9 milioni di pesos (intorno ai 12.000 euro, ndr) dove andiamo a comprare? Solo nelle periferie più misere si compra una casa con quella cifra. Sapete quanto vale per gli imprenditori questa zona? E’ l’affare del secolo». Secondo Ana il gioco è semplice: una commissione del municipio di Nunoa si riunisce e, in base alle perizie tecniche, decide se gli edifici possano essere ristrutturati o vadano abbattuti. In questo caso i proprietari possono ricostruire o, in alternativa, accettare l’Avaludo (piccolo risarcimento) e mandare all’asta il terreno.
 
Ana vive in un edificio con 12 appartamenti e la sua paura, come quella di molti altri, è che i tecnici incaricati delle perizie subiscano la pressione delle imprese costruttrici e decidano per l’abbattimento. Non avendo loro i soldi per ricostruire, il terreno verrebbe comperato all’asta da uno dei numerosi costruttori interessati a “riqualificare” la zona. In calle Nancy, nella piazzetta di fronte all’edificio, gli abitanti vivono nelle tende da sabato notte. Entrano in casa per lavarsi e cucinare. Le case non sono crollate e ma sono danneggiate, le repliche fanno tremare la terra costantemente e la gente ha paura a dormirci dentro. Così si vive tra la casa e il prato. Solo i bambini sembrano godersi la novità. «Io ho 52 anni e due figli - continua Ana - cosa faccio? C’è gente anziana, pensionati che non si muovono e non hanno un peso, dove ci mandano? Lanciate un appello, abbiamo bisogno di un gruppo di avvocati che ci rappresentino». L’emotività del momento e le immagini di distruzione che le televisioni di tutto il mondo mandano in onda non rappresentano la situazione di Santiago che in molte zone è già tornata alla normalità.
 
E secondo qualcuno questo allarmismo giocherebbe a favore di chi vuole la riqualificazione della Villa Olimpica. A pochi passi dall’edificio dove vive Ana, un palazzo enorme ha subito danni importanti ma continua a essere abitato. Un anziano prova con scarso successo a riparare una finestra, non vuole parlare con nessuno della stampa. «Voi create allarmismo e a noi ci cacciano con pochi pesos!» Il sindaco del municipio di Nunoa, Pedro Sabat del partito Renovacion nacional alleato del governo del presidente neoeletto Pinera, ha affermato che questo non è il momento per prendere decisioni in merito alla ricostruzione, ma che chiaramente non verranno abbattuti gli edifici che si potranno riparare. Ha però aggiunto che sarà la commissione di ingegneri, architetti e funzionari municipali a prendere l’eventuale decisione di abbattere i palazzi che non possono essere salvati.
 
Se si considera che Sabat è molto legato ad alcuni costruttori e che è sospettato di aver dato concessioni edilizie abusive a suoi amici, le paure della signora Ana suonano terribilmente reali.    

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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