Scuola pubblica, è sciopero generale. In piazza docenti e precari
PROTESTA. Domani a Roma la manifestazione nazionale in difesa dell’istruzione indetta dai Cobas.
Contro i tagli e l’immiserimento della scuola pubblica, per il ritiro della riforma che coinvolge le superiori e l’assunzione dei precari sui posti vacanti. Il popolo della scuola scende di nuovo in piazza domani a Roma per dire no alla «distruzione dell’istruzione pubblica programmata dalla coppia Tremonti-Gelmini». Docenti, precari, personale Ata, studenti e cittadini porteranno le loro ragioni in corteo, da piazza della Repubblica, da cui partirà la manifestazione alle 10 fino al ministero dell’Istruzione, dove annunciano di rimanere in «assedio permanente», in attesa di un incontro con le istituzioni.
La scuola pubblica è in grande difficoltà, mancano fondi e personale. Le classi sono sempre più numerose e la qualità dell’offerta didattica non può che risentirne. E il “contributo volontario” di tante famiglie da episodico è diventato la regola. Dopo la riforma della scuola elementare ora tocca alle superiori, ed è ancora ridimensionamento dell’organico e del monte ore.
«I tagli indiscriminati stanno conducendo al fallimento della scuola pubblica a vantaggio di quella privata - riporta una nota diffusa dal Comitato degli insegnanti precari -. Ormai il disegno è chiaro: l’istruzione sarà degradata al rango di servizio tra i servizi e come tale potrà essere tranquillamente privatizzato, magari con una quota pubblica da destinare a chi non ha un euro da spendere nel privato». «In gioco c’è un diritto - dice Maria Cristina Rossi, insegnante di Storia e Filosofia in un liceo classico della Capitale - quello all’istruzione. Come si può pensare di tagliare su insegnamenti come la storia, indispensabili al cittadino del domani?».
Un passo dopo l’altro verso l’impoverimento della scuola pubblica. E ai problemi di ordine etico si sommano quelli di carattere quotidiano. Maristella Curreli, precaria a 18 anni, insegna inglese in una scuola media: «La situazione è drammatica - dice -. Non ci sono neanche i docenti per le sostituzioni, gli studenti vengono riversati in altre aule e diventa impossibile fare lezione». Nel frattempo da tutta Italia si moltiplicano le adesioni per giungere a Roma in gran numero.
«La sedicente riforma, come già per la maestra unica e il depotenziamento del tempo pieno, non è frutto di progetti didattici - denuncia il portavoce nazionale dei Cobas, Piero Bernocchi - ma solo della nefasta idea che l’istruzione sia un investimento improduttivo e dunque richieda brutali tagli e ulteriori impoverimenti. Il duo Tremonti-Gelmini, in nome del Dio Risparmio, demolisce scuole, indirizzi e materie di studio, ore di insegnamento, laboratori, espellendo spietatamente decine di migliaia di precari, fino a ieri spremuti a basso prezzo e immiserendo ulteriormente una scuola già ridotta all’osso dai governi precedenti».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






