Silenziose immagini solitarie

Francesca Pirani

FILM. "MEDUSE", un film in cui il silenzio accompagna immagini eterogenee il cui tenue filo conduttore è il percorso della giovane cameriera Batya, sfiorato dalla casualità di piccoli eventi e da storie irrisolte di altre immagini femminili.

 
Meduse (Israele/Francia 20007) Drammatico, durata 78’, regia Etgar Keret e Shira Geffen, con Sarah Adler, Gere Sandler
 
Tel-Aviv, frammenti di vite instabili, il cui tenue filo conduttore è il percorso della giovane cameriera Batya, sfiorato dalla casualità di piccoli eventi e da storie irrisolte di altre immagini femminili: una bambina sbucata dal mare, una sposa con la gamba fratturata che non può partire per il viaggio di nozze, una scrittrice misteriosa che nasconde un progetto segreto, una badante filippina col cuore colmo di nostalgia.
 
Separazioni, che non si compiono, rimandate, laceranti, che la coppia di scrittori-registi Keret e Geffen, narrano eludendo le povere regole della causa-effetto, per creare una dimensione emotiva che oscilla fra interno ed esterno, fra veglia e sogno, in una rappresentazione corale, dove ogni personaggio, in un legame sotterraneo e potente, si riverbera e prosegue nell’altro senza compiersi. Il silenzio accompagna la realtà di quasi tutte queste immagini femminili, legate alla vulnerabilità e alla forza della propria nascita, che non hanno parole per raccontarsi, ma affetti, colore, immobilità, movimento, come la bambina sempre bagnata uscita dal mare, piccola sirenetta di Andersen, che segue senza una parola Batya appena lasciata dal suo ragazzo, emblema dell’emergere sorprendente di risorse sconosciute, di una fantasia dimenticata o forse perduta.
 
Il film trova il suo stile negli scarti impercettibili in cui la realtà rivela improvvisamente scorci invisibili, in cui il tempo non scorre più secondo un’astratta quanto convenzionale progressione lineare e crea un microcosmo, che ricorda l’esemplarità delle opere di Kaurismaki, anche se la concentrazione di precipitati simbolici e metaforici ne appesantisce talvolta la stralunata poesia.
 
Cult: giov. 4 h. 19:30/ven. 5 h. 17:30/lun. 8 h. 6:00/ mar. 9 h. 1:00
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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