Somalia, Onu nella bufera
AFRICA. Un dossier riportato dal "New York Times" accusa i funzionari del Programma alimentare di avere consegnato oltre la metà degli aiuti a contractor corrotti, miliziani islamici e impiegati delle Nazioni unite in cambio di danaro.
Nuovo scandalo in casa Onu. Ancora una volta a finire sotto accusa è il Pam, programma alimentare mondiale delle Nazioni unite, incolpato, da un dossier del Consiglio di sicurezza, di avere portato avanti, in Somalia, una gestione poco trasparente degli aiuti umanitari. Il Paese, scosso dalla guerra civile dal 1991, che ha già portato a 400mila morti, è stato il teatro di una rete di corruzione che vede come protagonisti i funzionari del Pam a Mogadiscio, le aziende appaltatrici che forniscono i beni alimentari e gli stessi capi miliziani che di giorno sparano e di notte si accordano con gli occidentali per permettere il trasporto degli stessi beni all’interno del Paese senza rischio di assalti. Il sistema, rivela il rapporto che verrà presentato ufficialmente martedì prossimo presso la sede centrale del’Onu a New York, si concentra sulla gestione delle risorse finanziarie dello scorso anno.
Nel 2009 sono stati stanziati dal Pam in Somalia 485 milioni di dollari, di questi ben 200 milioni sono finiti nelle mani di tre affaristi locali senza indire delle gare d’appalto. A loro volta, i businessman - secondo il rapporto - rimettevano il 30 per cento del denaro nelle tasche degli impiegati del Pam, un altro 10 per cento era destinato ai trasportatori locali, mentre il 5-10% delle somme ricevute dagli aiuti internazionali serviva per comprare gli islamsti. Immediata la risposta dell’agenzia Onu.
«L’integrità della nostra organizzazione è suprema - ha affermato Josette Sheeran, direttore esecutivo del Pam - e noi analizzeremo e indagheremo su ogni accusa riportata nel documento. Comunque siamo pronti a offrire piena cooperazione con ogni inchiesta indipendente legata al nostro lavoro in Somalia. La nostra organizzazione - ha aggiunto - fa di tutto per raggiungere gli affamati». Intanto, però, non è la prima volta che il Pam finisce sotto la bufera delle polemiche. A fare scuola è il caso del “Oil for food”, in Iraq caldeggiato dall’ex segretario generale dell’Onu Kofi Annan. Il programma, inaugurato dall’Onu nel 1996, avrebbe dovuto permettere al Paese fiaccato da anni di sanzioni, di vendere petrolio in cambio di forniture umanitarie, cibo e medicinali.
Nel tempo, il programma si è trasformato in un affare per imprenditori di tutto il mondo che, grazie a trattamenti di privilegio, hanno potuto aggiudicarsi queste forniture a prezzo di sconto. In Iraq, come in Somalia, a pagare il prezzo della corruzione è sempre la popolazione civile. Svaniti gli accordi sottobanco tra islamisti e Pam, a Mogadiscio, da domenica molte persone non riescono ad accedere al cibo, nel Paese che conta oltre due milioni di sottonutriti. Ad irritare i miliziani è stata la decisione degli Usa di concedere “aiuto” al governo somalo con un nuovo attacco finalizzato a “bonificare” il Paese dagli estremisti islamici.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






