SpiazziVerdi, l’orto magico di Venezia

Francesca Radin (Terra Nordest)

STORIE. Un posto magico sulla punta orientale dell’isola della Giudecca, un pezzo di terra sul retro della residenza vicino alla chiesa delle Zitelle, incastonato tra i giardini dei più lussuosi alberghi veneziani, un tempo chiese e conventi.

C’è un posto magico sulla punta orientale dell’isola della Giudecca, un pezzo di terra sul retro della residenza per anziani dell’Ire, vicino alla chiesa delle Zitelle, incastonato tra i giardini dei più lussuosi alberghi veneziani, che un tempo non molto lontano erano chiese e conventi. Una carciofaia, una vigna a riposo, degli alberi da frutta, l’edera che si arrampica lesta lungo il muro di mattoni, cianfrusaglie accatastate un po’ ovunque, erba folta e cumuli di ramaglie. Gli anziani vi si avventurano raramente, senza mai uscire dal vialetto asfaltato, per dare un po’ di respiro alle loro giornate lente e monotone. E’ un luogo sospeso, in letargo; attende le cure di mani amorevoli per risvegliarsi dal suo torpore. E così accade.
 
Un gruppetto di amici, che gravita attorno all’associazione Spiazzi, nel gennaio del 2009, cerca un posto adatto ad un orto: coltivare qualche verdura per sé e le proprie famiglie, ed avere una piccola oasi di verde per staccare con l’artificialità della città d’acqua e di pietra. E’ proprio quel pezzo di terra che ci chiama. Parliamo col direttore della residenza, ci è concessa un’area di circa 400 metri quadri e a febbraio cominciamo a preparare il terreno. Copriamo l’erba con tanti cartoni per toglierle laluce ed indebolirla. Dopo un mese cominciamo a diserbare e a vangare per preparare le aiuole. In un orto sinergico la terra si vanga una volta sola, una per tutte. E poi si lascia che gli organismi che ci vivono e le piante con le loro radici lavorino in pace.
 
La prima aiuola è a forma di spirale, una forma naturale che ci aiuta a ricollegarci con la terra e l’energia che essa sprigiona. Magicamente il gruppo di aspiranti ortolani s’infoltisce e si rinomina SpiazziVerdi. Ci si trova una volta a settimana per prendere le decisioni, in modo partecipato. E si scopre così che l’orto non è più solo un orto. E’ uno spazio comune in cui piante, animali, persone e microorganismi vivono e lavorano in sinergia. E’ uno spazio aperto agli scambi con gli anziani, coi bambini, con le scuole, col vicinato. E’ un luogo in cui si recuperano materiali, semi rari e saperi antichi, in cui si riciclano materia ed energia per dar vita al compost. L’orto diventa non solo un luogo fisico, ma anche uno spazio interiore per ritrovarsi, con sé stessi e con gli altri, le mani affondate nella terra, il cibo condiviso, il raccolto equamente distribuito.
 
E’ un luogo che concilia la riflessione politica con la pratica di stili di vita sobri e sostenibili, e che afferma con forza la concreta possibilità dell’autoproduzione (una tonnellata di pomodori in una sola stagione!) in una città dove quasi tutto ciò che è consumato viene da fuori. Ora gli anziani vengono più spesso a trascorrere dei momenti nell’orto e si avventurano anche sull’erba e tra le aiuole, chiedendo di assaggiare quei pomodori che hanno il sapore di un tempo. Per informazioni e per conoscere il calendario di incontri “Prove tecniche di comunità urbana del buon vivere” organizzato da SpiazziVerdi consulta http://spiazziverdi.blogspot.com/ o scrivi a spiazziverdi@gmail.com

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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