A Stoccolma è l’ora del lupo Duello tra ecologisti e cacciatori
MONDO. In Svezia, questo è l’inverno più freddo degli ultimi cento anni. Una coppia di lupi, in cerca di cibo, si è stabilita a pochi chilometri dalla capitale, dove ha marcato un territorio di 10mila ettari. La notizia ha aperto un dibattito su come affrontare il ritorno dei lupi in una zona cittadina. Esperti di biodiversità, amanti della caccia e il ministro dell’Ambiente hanno proposto soluzioni diverse per risolvere la questione.
Lunedì scorso la temperatura minima di Stoccolma ha toccato il record dell’inverno: meno 21. Dall’inizio dell’anno la colonnina di mercurio nella capitale svedese non è mai salita sopra lo zero, nemmeno nelle poche ore di luce del lungo inverno nordico. Un inverno, quello del 2010, che ha già segnato qualche record: non si registravano temperature così basse nel mese di gennaio dal lontano 1829, quando si iniziò un monitoraggio dell’escursione termica con strumenti di precisione; bisogna andare indietro di diversi anni, fino al 1982, per trovare un inverno altrettanto nevoso e quasi di cento anni per trovarne uno altrettanto freddo. Chi, durante questi giorni di clima artico, si avventura nei parchi della città o nelle zone non battute dagli spazzaneve, deve affrontare una coltre di neve ghiacciata spessa più di mezzo metro, mentre stalattiti di ghiaccio pendono minacciose dai cornicioni degli edifici. Parliamo di Stoccolma, una città abituata al clima rigido, ma la cui posizione, su un arcipelago di diciassette isole in bilico fra un il grande lago Mälaren e il mar Baltico, la mette al riparo dalle correnti più fredde. La popolazione locale non sembra però scomporsi di fronte all’eccezionale rigore di queste settimane, se non fosse per gli inevitabili problemi che anche un sistema di mezzi pubblici efficiente come quello di Stoccolma si trova a dover gestire: binari ingombri di neve, scambi ferroviari che ghiacciano, metropolitana in tilt nei tratti in superficie.
Animali in sofferenza
Non sono solo i trasporti, tuttavia, a soffrire sotto i colpi del Generale Inverno: anche gli animali, soprattutto quelli selvatici, hanno difficoltà a trovare cibo e si avvicinano sempre di più alla città in cerca di qualcosa con cui rimpinguare le scorte di grasso. Nelle ultime settimane il jordbruksdepartementet (l’equivalente della nostra Polizia forestale) ha confermato che una coppia di lupi si è stabilita a pochi chilometri dalla capitale, dove ha marcato un territorio di 10mila ettari vicino ad alcuni centri abitati. La notizia ha aperto un dibattito piuttosto acceso tra i media locali su come affrontare un ritorno dei lupi in una zona cittadina dove questi animali non si vedevano da molti decenni. Ecologisti, esperti di biodiversità, cacciatori e il ministro dell’ambiente Andreas Carlgren hanno proposto soluzioni diverse per risolvere la questione. Secondo Olof Liberg, esperto di fauna selvatica presso l’Istituto di ricerca di Grimsö, il ritorno dei lupi era in parte prevedibile: negli ultimi anni il tasso di riproduzione di questi animali è stato in media del 19% l’anno. Trent’anni fa i lupi erano a rischio di estinzione, oggi la forestale stima che in tutto il Paese vi siano almeno 250 esemplari. Il fatto che ora si stiano avvicinando a Stoccolma dipende sì dal freddo record di questo inverno ma anche dal fatto che la capitale svedese è circondata da un’enorme fascia boschiva protetta, rendendola l’unica città al mondo a essere ricompresa all’interno di un parco nazionale.
In questo habitat, dove una società altamente tecnologizzata convive accanto a una natura incontaminata, non mancano però i problemi. Durante gli ultimi trent’anni il rapporto fra gli svedesi e la natura è cambiato. La tecnologia e il costante spostamento verso i centri urbani ha reso anche il popolo di Linneo, l’inventore del sistema di classificazione delle piante e degli animali, meno incline al contatto con la natura nelle sue manifestazioni più selvatiche. Secondo uno studio svolto su un campione di 7mila persone e riportato sui maggiori quotidiani del Paese, il 44% degli intervistati dichiara di aver paura di un possibile incontro con gli orsi; il 33% non vorrebbe incrociare un cinghiale durante una passeggiata nei boschi e il 25% preferirebbe vedere i lupi solamente nei recinti di sicurezza degli zoo. Nel 1980, un’inchiesta analoga aveva dato risultati completamente diversi: allora solo il 2% degli intervistati aveva dichiarato di aver paura di incrociare questi animali nel proprio contesto naturale. Olof Liberg spiega che la situazione in realtà è cambiata anche nelle proporzioni: «Trent’anni fa gli orsi e i cinghiali erano rari, e i lupi quasi estinti.
Durante gli ultimi tre decenni gli orsi si sono riprodotti velocemente. Se ne contano almeno 3.200 in tutto il Paese; i cinghiali hanno superato addirittura le 10mila unità e i lupi sono 250». Come mai tanta paura per i lupi, quando gli orsi sono numericamente molto superiori? Innanzitutto gli orsi sono concentrati nelle sterminate regioni praticamente disabitate dell’estremo nord del Paese, mentre i lupi si avvicinano anche ai centri urbani. Ma c’è anche un altro motivo: nella memoria collettiva, il lupo è un animale che risveglia paure ataviche. Quando l’allevamento e l’agricol ra erano la principale fonte di sostentamento, il lupo era considerato il predatore che attaccava il bestiame e la tradizione delle fiabe ce lo presenta come un animale feroce e astuto, pronto anche ad attaccare l’uomo. «Questa paura è immotivata spiega Göran Eriksson, professore di Veterinaria all’Università di Uppsala - perché i lupi attaccano raramente l’uomo, e solo se si sentono minacciati». Tant’è. Qualcosa della storica diffidenza fra la specie umana e quella dei lupi deve essere rimasta. Il governo svedese ha stabilito per esempio un tetto massimo per la presenza di lupi nel Paese. Il limite è di 210 esemplari alla fine della stagione di caccia.
Lettere ed e-mail
Ed è proprio la caccia al lupo a creare un dibattito aspro fra ricercatori, ecologisti e - ovviamente - le associazioni dei cacciatori. Anche in questo caso dobbiamo dimenticare per un attimo la Svezia dei telefonini della Ericsson e delle invenzioni domestiche dell’Elettrolux: la stagione della caccia è un evento importante, soprattutto nelle zone più settentrionali, dove questo sport è praticato senza distinzione d’età e costituisce ancora uno dei momenti di aggregazione per le piccole comunità dell’estremo nord. Ogni anno il Ministero dell’Ambiente stabilisce, in base alle segnalazioni che giungono dagli organi di monitoraggio della forestale, quanti lupi possono essere abbattuti durante la caccia e queste “licenze” vengono poi distribuite fra le associazioni. Quest’anno Andreas Carlgren, a capo del dicastero dell’Ambiente, si è attirato le ire delle associazioni animaliste quando ha comunicato, a metà gennaio, che le licenze sarebbe state pari a cinquanta.
Un numero troppo elevato, Il ministro si è difeso ricordando che la decisione è stata presa in seguito alle informazioni per cui il numero dei lupi è salito ben oltre il tetto stabilito e che l’abbattimento nelle riserve di caccia - all’interno quindi di aree dove la specie non è a rischio di estinzione e sotto il controllo della forestale - è un metodo efficace per contrastare la caccia illegale. L’affermazione del ministro ha provocato però la reazione della comunità accademica. Un gruppo di ricercatori delle università di Lund e di Uppsala, insieme ad alcuni esperti del Museo di Storia naturale di Stoccolma, ha diffuso un comunicato in cui si afferma che ”non esiste alcuna prova scientifica a favore di un simile argomento e che si tratta piuttosto di capire se il sistema delle licenze aiuti a diminuire il numero dei cacciatori illegali o sia un modo per ‘legittimare’ l’uccisione di più esemplari”. Le centinaia di lettere ed e-mail di protesta giunte al Ministero hanno indotto Andreas Carlgren a fare retromarcia e ad annunciare che non solo il numero delle licenze sarà pari a diciannove, ma che si farà in modo di innalzare il tetto di 210 esemplari presenti sul territorio, importando anche da altri Paesi almeno 20 esemplari di altre razze di lupo, in modo da garantire il necessario rimescolamento genetico.
Anders Bjärvall, ex responsabile della sezione della fauna selvatica della Forestale, ha proposto di abolire il sistema della licenze e di affidare piuttosto a un gruppo di esperti il compito di eliminare, secondo criteri opportuni, un certo numero di esemplari all’anno in modo che la soglia di emergenza non venga superata. Questa proposta però non sembra aver raccolto entusiasmo nelle stanze del Ministero, mentre i cacciatori sono sul piedi di guerra: più lupi nelle aree di caccia rappresentano una minaccia per i cani e sottraggono prede ai pallini dei loro fucili. Gli occhi di tutti sono ora puntati su quel vasto territorio a nord di Stoccolma che la coppia di lupi ha eletto a proprio territorio e dove la popolazione, per ora, non sembra impaurita. Fra la fine di maggio e l’inizio di giugno nasceranno i primi cuccioli e per allora i sentimenti potrebbero cambiare. Per citare un titolo del regista Ingmar Bergman, durante questo freddo inverno è arrivata - è proprio il caso di dirlo “l’ora del lupo”.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







