Un italiano al Polo Nord
RICERCA. Il Cnr e il ministero dell’Istruzione stanziano 650mila euro per inviare i nostri ricercatori a studiare l’Artide. Alle Svalbard verranno analizzati i cambiamenti climatici e le sostanze inquinanti.
Per i giapponesi a sciogliere i ghiacci del Polo Nord è il vento, per i russi, invece, sotto la calotta artica si troverebbero un quarto delle riserve mondiali di petrolio e di gas. Per gli americani di Al Gore, infine, l’intera calotta polare artica sparirà nei prossimi 5-7 anni. Gli italiani, dal canto loro, si preparano ad entrare “nell’internazional tencione” aprendo una nuova stagione di ricerca nelle isole Svalvard (isole all’estremo Nord della Norvegia). Così d’ora in poi anche noi potremo dire la nostra. Dopo tre anni di stop, 40 scienziati e tecnici tricolore porteranno avanti nei prossimi mesi, alternandosi fino a settembre, la missione “Dirigibile italia”.
Dopo aver incassato, finalmente, 650mila euro dal Cnr e dal ministero dell’Istruzione. «L’obiettivo -ha affermato il direttore del dipartimento Terra e ambiente del Consiglio nazionale delle ricerche, Cnr, Giuseppe Cavarretta - è raccogliere nuovi dati per costruire modelli dell’evoluzione del clima». «Il polo Nord è un ottimo indicatore per l’inquinamento atmosferico», conferma il climatologo Vincenzo Ferrara.
A disposizione degli italiani ci saranno anche due torri per registrare e ricostruire le interazioni fra aria, neve e acqua. La prima è in grado di rilevare misure fino alla quota di 34 metri; la seconda, norvegese, si trova invece quota 500 metri. Ma oltre a studi teorici ci saranno rilevamenti che ci riguardano molto da vicino. Potrebbe, infatti, essere registrata una grande concentrazione di sostanze inquinanti che danneggiano la nostra salute. Per questo un laboratorio specifico si occuperà solo dello studio di particelle di aerosol e inquinanti organici come gli slps (short lived pollutants) e i pops (persistent organic pollutants).
«Si tratta sostanze, alcune delle quali tossiche, che viaggiano per distanze molto lunghe e inducono a malattie gravi - spiega Ferrara -. Non a caso sono soggette a normativa europea». In altre parole sono i “messi” del cosiddetto «inquinamento transfrontaliero». Al centro delle nuove ricerche comunque resta il riscaldamento climatico visto lo stato d’emergenza in cui versa il Polo Nord: le osservazioni satellitari mostrano che tra il 1996 ed il 2005 il deficit di bilancio della massa della calotta polare che ricopre la Groenlandia è più che raddoppiato.
«Negli ultimi cinquanta anni la temperatura è aumentata da due a tre volte in più rispetto alla media globale», spiega Antonello Provenzale dell’Isac, Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima -. I ghiacci marini hanno quasi dimezzato il loro spessore, dai 3,7 metri del 1975 ai 2,7 metri del 2000, e la temperatura del permafrost, il suolo perennemente ghiacciato, è aumentata in molte regioni di circa 2-4 gradi centigradi, con il rischio di liberare metano».
Un gas serra che amplifica il riscaldamento climatico. Il global warming, poi, agisce sugli ecosistemi artici e a farne le spese sono anche gli animali, che tentano nuove e dannose migrazioni su cui Provenzale accende i riflettori: «Abbiamo osservato l’espansione verso nord di diverse specie, inclusi insetti nocivi e arbusti, l’arrivo anticipato di uccelli migratori e una forte diminuzione delle specie legate alla presenza di ghiaccio marino, come l’orso polare». Le cui condizioni estreme, come hanno mostrato recentemente delle immagini scioccanti, lo hanno talvolta reso “cannibale”.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






