Un tubero che scredita la Ue
IL COMMENTO. La patata Amflora contiene un gene “marker” che le conferisce particolare resistenza a un antibiotico importante per l’uomo, che serve anche per la cura della tubercolosi. I rischi per la salute umana potrebbero essere dunque elevati.
Gli europei vogliono altro che patate Ogm. Cercano prodotti biologici, di qualità e Ogm free. Dunque a chi risponde la Commissione Ue? Alla multinazionale Basf o ai cittadini europei? Questa decisione del commissario Ue alla Salute di autorizzare la semina di un tipo di patata Ogm e il consumo a fini alimentari di tre varietà di mais transgenici, ci indigna. In particolare la patata Amflora, contiene un gene “marker” che le conferisce particolare resistenza a un antibiotico importante per l’uomo, che serve anche per la cura della tubercolosi. I rischi per la salute umana potrebbero essere dunque elevati.
Come è possibile che il commissario appena insediato abbia preso una decisione talmente importante, basata, tra l’altro, sul parere dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare che notoriamente li rilascia sulla base dell’analisi della documentazione fornita dalla multinazionale stessa che sottopone la domanda?! Una decisione presa a fronte di così tante incognite e contro il parere della stragrande maggioranza dei cittadini europei è ingiustificabile. La Commissione Ue continua dunque a fare gli interessi delle multinazionali biotech, in questo caso la tedesca Basf. Questa decisione, in un‘Europa che già fatica a stare insieme e in cui il rapporto fra cittadini e istituzioni continentali è già fortemente compromesso, non fa che delegittimarle.
È ora, quindi, che il Parlamento Ue reagisca e ristabilisca un nesso fra volontà popolare e decisioni prese a livello europeo. Non dimentichiamo, però, che anche in Italia siamo in emergenza! Appena poche settimane fa il Consiglio di Stato si è espresso a favore della coltivazione di mais Ogm. Se il governo e il ministro dell’Agricoltura Zaia non si muovono urgentemente, ad aprile potremmo avere i primi campi Ogm, con un altissimo rischio di contaminazione accidentale, a partire proprio dai prodotti biologici. Il ministro deve intervenire a livello italiano facendo appello alla clausola di salvaguardia che già altri paesi europei hanno utilizzato per negare la possibilità di seminare il mais gm. Oggi abbiamo una ragione in più. L’inconsistenza degli studi che supportano l’introduzione della Amflora nell’ambiente rafforzano la possibilità di usare la clausola di salvaguardia.
Nello stesso tempo occorrono risposte che devono partire dai territori. Non è un caso che in questi anni la strategia vincente che ha permesso all’Italia di rimanere Ogm free sia partita dalle Regioni. La Rete europea delle Regioni Ogm-free ha giocato un ruolo essenziale nel difendere il principio di precauzione e la difesa di un’agricoltura di qualità come scelta strategica per l’agroalimentare italiano. Dobbiamo quindi ripartire da un forte protagonismo “locale” tenendo presente la storica presa di posizione del Consiglio europeo delle Regioni che ha sostenuto la libertà delle amministrazioni regionali di dichiarasi Ogm-free. Sarà questo un punto essenziale delle future attività finalizzate a promuovere il biologico, una agricoltura di qualità e il benessere dei cittadini.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






